A TEATRO

In treno con gli "Emigranti Esprèss", viaggio alla ricerca delle proprie radici

Mario Perrotta, plurivincitore del premio Ubu, racconta l'emigrazione italiana del secondo dopoguerra

di IRENE GULMINELLI

27/01/2018 - 13:37

In treno con gli "Emigranti Esprèss", viaggio alla ricerca delle proprie radici

SAN GIOVANNI - MONTESCUDO. Era il 1980. Stazione di Lecce. Ore 21 e 07. Come tutti i giorni di ogni benedetto anno, a quell’ora parte il treno degli emigranti. Nel 1980 su quel treno c’ero anch’io. E avevo appena dieci anni. E viaggiavo da solo! Una volta al mese. Adesso me lo voglio rifare quel viaggio. Voglio rivedere quelle facce, voglio risentire le loro storie, ma stavolta il treno lo guido io». Doppio appuntamento per l’attore Mario Perrotta che arriva questa sera alle 21 al teatro Massari di San Giovanni in Marignano e domani al teatro Rosaspina di Montescudo (ore 18) con il suo spettacolo Emigranti Esprèss. Nei due allestimenti affronterà però storie diverse, attingendo al ricco materiale raccolto durante l’omonima trasmissione creata per Radio 2 Rai, quindi gli spettatori potranno continuare con Perrotta questo viaggio lungo le sue tappe alla scoperta delle nostre radici. L’attore, regista e drammaturgo Mario Perrotta è plurivincitore del premio Ubu e da poco è stato insignito del premio Pugliesi nel mondo. In questa messinscena racconta l’emigrazione italiana del secondo dopoguerra attraverso le fermate significative di quel treno che ogni giorno partiva da Lecce arrivando fino a Stoccarda.

Ma com’è nato questo progetto?

«Per risalire agli inizi bisogna arrivare fino al 2003, quando ho realizzato due spettacoli teatrali sull’emigrazione italiana del dopoguerra. Quei due spettacoli (“Italiani cìncali” e “La turnàta”) sono stati un po’ la mia fortuna, mi hanno fatto conoscere nell’ambiente teatrale e quel successo generò altre occasioni prima inimmaginabili. Tra queste, la possibilità di pensare una trasmissione per Radio 2 Rai e, in seguito, un romanzo per Fandango Libri – racconta Perrotta –. Negli anni ‘80 c’ero anch’io su quel treno perché mio padre viveva per lavoro a Milano e avevo messo l’apparecchio ai denti lì, così ogni mese dovevo fare il controllo. Mia madre individuava una famiglia a cui affidarmi lungo il tragitto e quello è stato il mio “primo teatro” perché nessuno poteva verificare la verità di ciò che dicevo e quindi nei miei racconti inventavo un sacco di cose (mio padre un giorno era professore, la volta dopo muratore, cuoco, ecc.). Allo stesso tempo molte storie ascoltate mi sono rimaste addosso e quindi ho deciso di raccontarle».

In che modo ha raccolto le testimonianze?

«Sono andato nei bardei paesini partendo dal Salento e seguendo poi i vari contatti che mi davano gli stessi intervistati e che avevo modo di raggiungere quando ero in tournée coi miei spettacoli in giro per l’Italia. Ho raccolto 150 ore di interviste che in parte faccio sentire anche in scena. Oltre alle registrazioni c’è un’attenzione particolare per le musiche, proprio come accadde in radio».

Un progetto che ha trovato esiti trasversali.

«Sì, oltre alla radio e al teatro, nel 2012 ha debuttato “Opera Migrante”, un componimento lirico originale per il Teatro Lirico di Spoleto, di cui ho curato testo e regia. Molto recente è poi la proposta italo-svizzera di lavorare a un’ipotesi cinematografica de “La Turnàta”. Questa mia ricerca mira a farci capire e ricordare da dove veniamo e il suo seguito testimonia quanto l’immigrazione sia un tema ancora caldo. Sarò felice però quando saremo riusciti a superare ogni difficoltà a riguardo e non sarà più così necessario parlarne».

Al termine dello spettacolo a Montescudo aperitivo offerto dalla Pro loco e in sala mostre “Faces of travel” di Raffaele Filippini.

Info San Giovanni in Marignano: 389 5405804
Info Montescudo: 347 5838040

Corriere Romagna (©) - 2018 P.Iva 00357860402
logo w3c