MARC AUGÉ

«L’Europa deve tenere saldo il valore della laicità»

I migranti, dice Augé, sono i veri eroi moderni, ma il multiculturalismo è una pericolosa sirena

di MARCELLO TOSI

25/01/2018 - 11:00

«L’Europa deve tenere saldo il valore della laicità»

FORLì. Dai nonluoghi al pulsare di Momenti di felicità. Perché è proprio questo sentimento ambiguo e contrastante, raro e (quando c’è) contagioso dell’animo umano a essere al centro del nuovo libro di Marc Augé, recentemente pubblicato da Raffaello Cortina Editore (pp.114, euro 12). Un saggio in cui esplora le condizioni in cui nascono gli stati di benessere soggettivo, e le relazioni sociali vi rivestono un ruolo importante.

Il noto antropologo e scrittore francese, che ha da poco compiuto 83 anni, coautore di libri e saggi apprezzati e tradotti in tutto il mondo, presenterà il suo volume oggi alle 17 all’Auditorium Cariromagna di Forlì. L’evento, a ingresso libero, è organizzato dalla Fondazione Cassa dei Risparmi in apertura della 23ª edizione degli “Incontri con l’autore”.

Marc Augé esplora questi momenti di felicità mescolando riflessioni e ricordi personali con un piccolo cammeo dedicato ai canti e ai sapori d’Italia, delizioso omaggio ai piaceri dei sensi che il nostro Paese gli ha sempre offerto e offre a chiunque sappia intenderli come forma di autentica cultura. Ma lo sguardo dell’antropologo si fissa anche sull’oggi, sui momenti felici che oppongono resistenza all’epoca presente, all’inquietudine e all’angoscia: momenti «di felicità nonostante tutto», perché nei periodi di incertezza avviene di norma che si vada in cerca di salvagenti.

Professor Augé, lei scrive che l’attualità dell’antropologia risiede nel «senso degli altri». Che cosa significa?

‹‹L’attualità dell’antropologia è sempre risieduta nel “senso degli altri”. Le relazioni si definiscono esse stesse come il vincolo simbolico che ci lega a una entità altrui, che può essere forte come una costrizione, un accordo o un fatto quasi spontaneo. Nelle varie fasi della ricerca etnografica l’antropologo della contemporaneità è al tempo stesso “osservatore”, “informatore” e “indigeno”››.

Internet promette la negazione del tempo e dello spazio. Ma è solo un’illusione? La tecnologia introduce nuove forme di solitudine: è quindi una «condanna per l’umanità»?

‹‹Non sono così severo: i nuovi mezzi di comunicazione ci donano il senso dell’ubiquità e dell’istantaneità. Le relazioni tra gli umani hanno bisogno di spazio e di tempo, che sono gli elementi costitutivi del pensiero simbolico. Le relazioni attraverso Internet rischiano quasi di apparire come delle illusioni e di darci per contraccolpo un sentimento di solitudine. I mezzi di comunicazione attuali sono ultra potenti ed essi sono l’avvenire dell’umanità, ma sono dei mezzi e soltanto dei mezzi››.

Per uscire da ciò ed entrare in una nuova era è dunque necessaria, come lei ha sottolineato, «l’utopia dell’istruzione per tutti, indispensabile per frenare una società mondiale ineguale e ignorante, a rischio di suicidio planetario»?

‹‹L’utopia di una istruzione per tutti potrebbe trovare in questi mezzi un potente ausilio. Ma occorrono ancora, in più, un’inventiva pedagogica e una volontà politica risoluta. Io resto fedele all’ideale dei Lumi e penso che l’accesso di tutti alla conoscenza allontanerebbe lo spettro della solitudine, della tirannia e della violenza››.

In che maniera la globalizzazione cambia quindi il sistema delle relazioni, a livello locale come a livello mondiale?

‹‹La globalizzazione è prima di tutto tecnologica. Ma è vero che per la prima volta nella storia dell’umanità ogni uomo sa che tutti gli altri esistono: l’idea del genere umano s’impone progressivamente contro tutti i razzismi e tutti i tipi d’emarginazione, anche se al giorno d’oggi è vero che i ricchi sono via via più ricchi e i poveri sempre più poveri››

Ha detto di ritenere che i migranti – «coloro che partono abbandonando il loro territorio e i radicamenti culturali» – siano i veri eroi moderni, ponendo altresì in evidenza come il multiculturalismo sia una pericolosa sirena.

‹‹I migranti si lasciano alle spalle il conforto morale del luogo. Essi sono la prova, quando il loro percorso si realizza pienamente, che l’individuo può cambiare gli orizzonti delle sue relazioni con gli altri. I fautori del multiculturalismo dimenticano l’importanza essenziale dell’autonomia individuale. L’Europa deve tenere saldo il valore della laicità e puntare sull’assimilazione, altrimenti a breve dovrà fronteggiare una vasta rivolta››.

Un’altra caratteristica che lei evidenzia come propria di questa “sovramodernità” è il carattere dell’“eccesso”, che nasconderebbe in realtà una dimensione di solitudine esistenziale.

‹‹La sovramodernità come processo d’amplificazione e accelerazione aumenta anche le ineguaglianze tra ricchi e poveri e tra quelli che sono istruiti e gli analfabeti. Di colpo si accentua il sentimento di solitudine e d’abbandono di tutti quelli che ne sono esclusi››.

Ma la via d’uscita dal nostro presente di paura, la molla per balzare verso il futuro, è proprio il confronto con l’ignoto?

‹‹Sono convinto, in linea generale, che la conoscenza sia la nostra vocazione e che l’ignoranza faccia nascere la paura››.

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