AL TEATRO MASINI

Padre, figlio e Mediterraneo. Appunti per un naufragio

«La mia è la denuncia del fallimento della parola che non controlla più il mondo, perché non riesce più a contenerlo»

di MARIA TERESA INDELLICATI

17/01/2018 - 16:51

Padre, figlio e Mediterraneo. Appunti per un naufragio

FAENZA. Il ridotto del teatro Masini accoglie oggi (ore 21), un evento dedicato alla 104ª “Giornata mondiale del migrante e del rifugiato”: la Caritas diocesana di Faenza-Modigliana, in collaborazione con Accademia Perduta e teatro Masini, e con il sostegno dell’associazione Farsi Prossimo, della Fondazione Pro Solidarietate, e della Pastorale giovanile in cammino verso il Sinodo diocesano dei giovani, promuove l’incontro con il drammaturgo Davide Enia.

Enia, che più volte è stato ospite dei teatri della Romagna con i suoi intensi monologhi, per questa occasione ha scelto di proporre il reading Appunti per un naufragio. Autore, attore teatrale vincitore del prestigioso Premio Ubu, e scrittore (è stato fra i finalisti del Premio Strega giovani nel 2012 con “Così in terra”), Davide Enia è stato anche vincitore del Premio Anima per il sociale con il suo ultimo libro “Appunti per un naufragio”.

Palermitano, Enia immagina un dialogo fra un padre e un figlio «su ciò che sta accadendo nel Mediterraneo – commenta –: le traversate, i soccorsi, gli approdi, le morti. Il libro parla del rapporto tra me e mio padre e affronta la malattia di mio zio, suo fratello. E allo stesso tempo, il romanzo dichiara già nel titolo il fallimento della parola nel raccontare il tempo presente della crisi. Il presente non ha il lasso di tempo necessario per processare i fatti: la grande letteratura italiana del dopoguerra accade vent’anni dopo quei fatti, lo stesso tempo che ci vorrà per capire cosa sta accadendo a chi sta vivendo questo spostamento biblico. La parola arriva fino a un certo punto, deve avere il coraggio della frontiera, e la mia è la denuncia del fallimento della parola che non controlla più il mondo, perché non riesce più a contenerlo».

Il “naufragio” del titolo infatti è quello dei gommoni, delle barche sfasciate su cui salgono migliaia di persone per affrontare un rischio che è comunque preferibile alla morte certa per guerra, per fame, per violenza. Ma quel naufragio è anche nostro, di un “occidente” sviluppato e immemore, incapace di prevedere e di condividere, oggi di fronte a un flusso di disperati che diventerà sempre più imponente. Enia si interroga su tutto questo, attraverso le interviste raccolte, le foto scattate dal padre, la sua personale testimonianza. E lo condivide con il pubblico, seminando domande che forse possono trovare risposte solo nella volontà di cambiamento di ognuno di noi.

Ingresso gratuito

Corriere Romagna (©) - 2018 P.Iva 00357860402
logo w3c