L'OPERA

Il seduttore per antonomasia il cui successo non conosce fine

Il "Don Giovanni" di Mozart con la regia di Giorgio Ferrara e le scene di Dante Ferretti e Francesca Lo Schiavo

di SUSANNA VENTURI

12/01/2018 - 12:56

Il seduttore per antonomasia il cui successo non conosce fine

RAVENNA. Dopo il Verismo italiano indagato con la “Trilogia d’autunno” di Ravenna festival, la stagione di opera e danza del teatro Alighieri si apre questa sera con un nuovo tassello di un’altra trilogia, quella che vede il teatro ravennate collaborare con il Festival dei due mondi di Spoleto e che si realizza sulle opere dapontiane di Mozart.

Il grande seduttore

Si tratta, infatti, del “Don Giovanni” che pochi mesi fa ha debuttato appunto sul palcoscenico di Spoleto, con la regia di Giorgio Ferrara, le scene di Dante Ferretti e Francesca Lo Schiavo (entrambi premi Oscar) e i costumi di Maurizio Galante, affidata, come tutta l’intera trilogia, all’Orchestra Luigi Cherubini in questo caso diretta da Matteo Beltrami.

Un successo senza fine

Le vicende del seduttore per antonomasia, violento e spudorato, tanto da uccidere e da arrivare a sfidare la morte stessa, narrate per la prima volta da Tirso de Molina, sono rielaborate da Lorenzo Da Ponte prendendo le mosse dal libretto scritto da Giuseppe Bertati per la musica del “Convitato di pietra” di Giuseppe Gazzaniga andato in scena a Venezia solo qualche mese prima del capolavoro mozartiano. Il cui debutto, nell’ottobre del 1787 al teatro Nazionale di Praga, segna l’inizio di un successo che non conoscerà sosta, perché tra tutti i titoli mozartiani si tratta forse dell’unico che ha avuto il privilegio di non essere mai accantonato e, anzi, nell’Ottocento romantico, di essere quasi mitizzato: Beethoven lo giudicò immorale ma non si sottrasse alla moda di rielaborare una delle sue pagine più famose, così come fecero tra gli altri Chopin e Liszt, mentre Sören Kirkegaard lo prese a spunto per le sue riflessioni sull’eros. E proprio il filosofo danese è scelto quasi come nume tutelare della lettura registica che ne propone Giorgio Ferrara, che spiega come «per risolvere la questione problematica del conflitto tra l’apparente gioia di vivere e di amare e la minaccia tragica, tra tradimenti erotici e fatalità dell’ultima sentenza, la Morte, dovunque presente nella musica, sia nelle arie di Donna Elvira e di Donna Anna che nelle dichiarazioni amorose di Don Giovanni, si sia scelto di ambientare tutta l’opera in una cripta e in un cimitero, e non solo l’unica scena che si svolge proprio lì. Tutta l’azione si vive come un sogno, forse fatto da Sören Kierkegaard».

Costumi ispirati a Gainsborough

Dunque, un’ambientazione che mette in primo piano l’ambiguità del “Don Giovanni” sospendendola appunto tra il mondo dei vivi e quello dei morti. Ma conservando non solo integralmente l’impianto drammaturgico e librettistico, ma anche quello “visivo” con costumi ispirati ai dipinti settecenteschi di Thomas Gainsborough, il pittore inglese morto un anno dopo la prima del “Don Giovanni”.

Il cast

Per quanto riguarda gli interpreti in scena all’Alighieri: nei panni di Don Giovanni il greco Dimitris Tiliakos, al suo fianco il Leporello di Andrea Concetti; Donna Anna è Lucia Cesaroni, Don Ottavio Giulio Pelligra e il commendatore Cristian Saitta. Francesca Sassu interpreta Donna Elvira, mentre la coppia Zerlina e Masetto è affidata a Arianna Vendittelli e Daniel Giulianini.

Informazioni

L’opera inizia alle 20.30; la replica di domenica 14 gennaio alle 15.30. Info: 0544 249244 oppure www.teatroalighieri.org.

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