RAVENNA

"A j ò fat un sogn": Martin Luther King guida il festival che verrà

Dal 1° giugno al 22 luglio un programma ricchissimo e articolato, da Riccardo Muti a Cole Porter, da Philip Glass al grande David Byrne, fondatore dei leggendari Talking Heads

di SUSANNA VENTURI

19/12/2017 - 12:20

"A j ò fat un sogn": Martin Luther King guida il festival che verrà

RAVENNA. Dal locale all’universale, dall’io al noi: perché è solo con la consapevolezza di sé e delle proprie radici che ci si può riconoscere in una comunità e senza paura aprirsi al mondo. È questo il senso più profondo di quel “We have a dream”, sottotitolato in dialetto romagnolo “A j ò fat un sogn”, che campeggia in testa al programma della 29° edizione di Ravenna festival che si terrà dal 1° giugno al 22 luglio del prossimo anno e che ieri mattina è stata presentata ufficialmente al pubblico che affollava il Palazzo dei Congressi. Un programma ricchissimo e articolato lungo diversi filoni che si dipartono però tutti, come ha sapientemente indicato Guido Barbieri, cui era affidata la “regia” dell’incontro, dall’idea di “sogno” richiamata dalla celebre frase pronunciata da Martin Luther King (di cui nel 2018 ricorreranno i 50 anni dalla morte) e dagli ideali di uguaglianza e di giustizia che da essa emanano e di cui ancora ci nutriamo. Nel segno, ancora una volta irrinunciabile per Ravenna festival, del legame necessario tra arte e storia: così dal vibrato denso delle chitarre elettriche (saranno in 100 a invadere la città nella settimana a loro dedicata) si è levato un requiem malinconico sul volto bellissimo di King... Conducendo il pubblico verso uno dei temi portanti, gli Stati Uniti d’America, la terra che ha generato rock, blues, soul, jazz, rap... insomma, «la colonna sonora della nostra vita», come ha sottolineato Franco Masotti, chiamato a dar conto del programma insieme all’altro direttore artistico, Angelo Nicastro – con loro il sovrintendente Antonio De Rosa, ma anche sindaco e assessore alla cultura, mancava solo Cristina Mazzavillani Muti.

Born in the Usa

L’America, dunque, la cui voce risuonerà, tra l’altro, nel musical di Cole Porter “Kiss me, Kate”, ma anche nelle sinfonie di Bernstein (nel centenario dalla nascita), poi nelle musiche dei padri del minimalismo, Terry Riley, Philip Glass e Steve Reich, ma anche in quelle del premio Oscar (e non solo) David Byrne, fondatore dei leggendari Talking Heads... e ancora all’inventore della Modern Dance, Bill T. Jones, con la sua ultima creazione “A letter to my nephew”.

Da Aleppo a Kiev

Ma il percorso “americano” si intreccia al tema dedicato al “Canto ritrovato della cetra” ovvero, parafrasando il Salmo 136, al bisogno di rompere il silenzio che solo può levarsi di fronte a immagini come quelle della devastata città di Aleppo: da quella terra arriveranno alcuni musicisti per dar voce ai canti d’amore de “Lo splendore di Aleppo” in cui si incontrano le tradizioni cristiana, ebraica e musulmana. Canto che è anche capacità di resistere e rigenerarsi, come nelle musiche di Valentin Silvestrov, il compositore ucraino ospite del festival e protagonista di un lungo omaggio – non a caso, le Vie dell’amicizia condurranno proprio a Kiev.

Non solo sinfonica

E se non mancheranno gli appuntamenti con la “grande musica” – oltre a Riccardo Muti che dirigerà l’Orchestra del Maggio Fiorentino in “Macbeth”, in forma di concerto, tra i direttori, Wayne Marshall, Dennis Russel Davies, David Fray, eppoi Valery Gergiev sul podio dell’Orchestra del Teatro Mariinskij e Ottavio Dantone su quello dell’Accademia Bizantina –, uno spazio importante toccherà al teatro. Anticipazione avvincente quella di Chiara Lagani e Fiorenza Menni, dunque Fanny & Alexander, de “L’amica geniale” ispirato al caso letterario, celebre in tutto il mondo, di Elena Ferrante. Ma dal “laboratorio” di Ravenna festival, da questo territorio che dal locale si proietta all’universale, prenderanno forma anche “Maryam” messo in scena dal Teatro delle Albe e interpretato da Ermanna Montanari, e l’“Antigone” riletta da Elena Bucci. E, ancora, “Lettere a Nour”, in scena Franco Branciaroli e Marina Occhionero per il testo in cui Rachid Benzine narra il drammatico confronto tra le diverse anime dell’Islam: per un festival che indagando la storia parla dell’oggi.

www.ravennafestival.org

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