INTERVISTA

Noi siamo i "figli bastardi di Dioniso"e quando facciamo musica è "Cambogia"!

The Bastard Sons Of Dioniso questa sera al Vidia di Cesena dove presentano l'ultimo lavoro

di GIANNI ARFELLI

09/12/2017 - 13:15

Noi siamo i "figli bastardi di Dioniso"e quando facciamo musica è "Cambogia"!

CESENA. È uscito appena una settimana fa il nuovo album dei The Bastard Sons Of Dioniso, dal titolo “Cambogia”, e il trio trentino sarà questa sera al Vidia di Cesena per presentarlo dal vivo.

«Il titolo non ha niente a che vedere con lo stato – spiega il cantante e chitarrista Michele Vicentini – ma per noi negli anni ha preso il significato di “confusione”, da quando Gianluca Vaccaro, produttore e tecnico del suono dei nostri tre dischi precedenti, scomparso di recente, ha cominciato a usare l’espressione “facciamo Cambogia”, con il suo accento romanesco. Da allora il termine per noi identifica l’energia con cui facciamo musica, e ci è sembrato un buon titolo, anche per omaggiare Gianluca e il suo umorismo».

Quindi non si rischia l’incidente diplomatico.

«No, no (ride, ndr), è più un concetto astratto, che riguarda la guerra interiore che ognuno di noi conduce dentro sé stesso per trovare un equilibrio, e noi con questo album crediamo di averlo trovato».

Siete tra i pochi gruppi che resistono con la stessa formazione da lungo tempo: qual è il vostro segreto?

«Solo la fortuna. Ci supportiamo l’un l’altro anche nei momenti di tensione, e l’equilibrio interiore probabilmente l’abbiamo trovato anche come band».

Ascoltando il disco vengono in mente i gruppi progressive rock italiani degli anni ’70, in particolare i New Trolls, per le parti corali e l’impasto vocale.

«I nostri ascolti si rifanno a quel mondo lì, non solo italiano, come Crosby, Stills, Nash & Young. Oggi è difficile trovare riferimenti di quel genere, e quindi bisogna andare parecchio indietro».

“Cambogia” arriva dopo un album quasi interamente composto di vostri vecchi brani in versione acustica: è una scelta un po’ strana per un gruppo che ha solamente una decina d’anni di storia.

«Quella acustica è una dimensione che ci appartiene, perché molte volte dal vivo abbiamo suonato così, anche per adattarci ai luoghi, ma non avevamo mai inciso i nostri brani in quella versione. Visto che il pubblico li apprezzava dal vivo, abbiamo pensato fosse opportuno renderli disponibili anche su un disco».

La Romagna vi apprezza da molti anni: siete spesso da queste parti, e nel 2009 avete ricevuto il premio come band rivelazione dal Meeting delle etichette indipendenti (oltre a partecipare a "X Factor"). Qual è il vostro legame con la nostra regione?

«Quel premio ci ha fatto molto piacere, anche perché inaspettato. Al Vidia è la quarta volta che suoniamo, ed è sempre un bel piacere tornare: si respira l’atmosfera di un luogo che ne ha sentite tante».

Stasera al Vidia anche due cantautori: il romano Giorgio Poi, da anni residente tra Berlino e Londra, dove si è diplomato in chitarra jazz, e ha pubblicato il primo disco da solista, e il palermitano Nicolò Carnesi, che ha inciso tre album, e collaborato con Brunori Sas e Tommaso Colliva, produttore dei Muse. Biglietti a 12 euro.

Info www.vidiaclub.it

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