LUCREZIA LANTE DELLA ROVERE

«Il tempo della malattia e il tempo della vita in una farsa tragica che tocca ed emoziona»

«Il mio personaggio esprime la difficoltà di prendersi cura di un genitore che hai amato profondamente nel momento in cui le identità nella sua mente si confondono»

«Il tempo della malattia e il tempo della vita in una farsa tragica che tocca ed emoziona»

FORLÌ. Torna la prosa da giovedì 7 a domenica 11 al teatro Diego Fabbri di Forlì con lo spettacolo “Il padre” di Florian Zeller (ore 21, domenica: ore 16). In scena, diretti da Piero Maccarinelli, Alessandro Haber e Lucrezia Lante Della Rovere insieme a David Sebasti, Daniela Scarlatti, Ilaria Genatiempo e Riccardo Floris.

Spettacolo pluripremiato

Opera recentissima del giovane drammaturgo francese, “Il padre” debutta nel 2012 al teatro Hébertot di Parigi e replica fino al 2014 con grandissimo successo. Candidato al prestigioso Prix Molière, si aggiudica il premio come miglior spettacolo del 2014, e l’anno successivo l’opera viene adattata per il grande schermo da Philippe Le Guay col titolo “Florida”. Allestimenti della pièce sono andati in scena anche a Londra e al Manhattan Theatre Club di Broadway.

Eppure “Il padre” ha fatto fatica a essere riconosciuto in Italia, non è vero?

«Nel nostro Paese – risponde Lucrezia Lante Della Rovere – all’inizio il suo percorso è stato un po’ in salita: nonostante i riconoscimenti e il successo europeo, non si credeva nel successo dello spettacolo. Ma forse non si capiva che l’intento di questo testo non è quello di raccontare la vecchiaia e la malattia… Florian Zeller, un drammaturgo giovanissimo, ha inventato invece un meccanismo per cui il pubblico riesce a proiettarsi in maniera atemporale e non consequenziale nella mente del personaggio di Andrea, con gli effetti anche comici e di sorpresa che ne possono derivare».

Andrea, il “padre” del titolo, un uomo attivo e pieno di interessi, comincia a manifestare infatti i primi sintomi dell’Alzheimer. La perdita delle coordinate da parte sua è restituita così dall’autore attraverso l’idea di fare entrare e uscire di scena quattro attori diversi: gli sdoppiamenti di Anna, del suo compagno Piero, della badante Laura, alter ego che Andrea crea non riconoscendo più i volti e i dettagli, e confondendo i tempi.

«Questi continui scambi e confusioni fanno ridere e commuovono – commenta l’attrice, che interpreta il ruolo di Anna, la figlia –: Andrea regredisce, confonde, si comporta in maniera fanciullesca e questo può essere buffo. Ma allo stesso tempo il suo cambiamento causa dolore a chi si occupa di lui. Il mio personaggio esprime proprio la difficoltà di prendersi cura di un genitore che hai amato profondamente, nel momento in cui le identità nella mente di lui si confondono. È una fase drammatica per un figlio, che non si sente più “riconosciuto” proprio da quella figura, il genitore, che ha segnato i passaggi della sua vita e della sua presa d’identità».

Lo stesso appartamento che Anna ha voluto condividere con il padre diventa per tutti una trappola: l’uomo non è affatto deciso a rinunciare alla sua indipendenza, ma allo stesso tempo la progressiva degenerazione crea sempre nuovi problemi.

«La situazione infatti diventa insostenibile, perché il tempo della malattia è anche tempo della vita per la donna, con i suoi sentimenti e i problemi del quotidiano. Così Anna e il marito decidono di mettere Andrea in un istituto… Ma sono loro a farlo, o i loro “doppi” creati dalla mente confusa del padre? Ecco perché si può parlare di una specie di “giallo”: il meccanismo creato dall’autore non permette di capire quale sia il tempo reale e quale quello immaginario. Il tutto, però, viene raccontato con leggerezza e con ironia, in una farsa tragica che tocca ed emoziona ancora prima del pubblico noi stessi attori. Zeller, che pure ha al suo attivo altri testi dove la risata è più pronta e libera, qui diverte ma anche commuove con la capacità di farci vivere le contraddizioni di Andrea e lo spaesamento di Anna. In questo modo, con il sorriso, sa renderci vicina e familiare la poesia dolorosa di questa condizione di malattia, e anche la sofferenza e la nostalgia delle persone care che vedono “allontanarsi” chi hanno tanto amato».

Incontro con la compagnia

Sabato 9 dicembre (ore 18) per gli IncontriArtisti, condotti dallo scrittore e giornalista Paolo Gambi, la compagnia incontra il pubblico nel foyer del teatro. Per lo spettacolo del 10 dicembre, inoltre, nell’ambito del progetto Teatro no limits del Centro Diego Fabbri, sono previsti ausili per il pubblico non vedente e ipovedente (info: 0543 30244).

Info: 0543 712168

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