ALE E FRANZ

«Raccontiamo i tanti lati della vita. Ma se poi ci tassano l'asteroide?»

Al teatro Nuovo di San Marino fanno tappa con lo spettacolo "Tanti lati. Latitanti" diretto da Alberto Ferrari

«Raccontiamo i tanti lati della vita. Ma se poi ci tassano l'asteroide?»

SAN MARINO. Tutto per loro è oggetto di dialogo, confronto e discussione, e insieme dimostrano che i ragionamenti si possono smontare e rimontare.

Al teatro Nuovo di San Marino fanno tappa stasera alle ore 21 Ale e Franz con lo spettacolo “Tanti lati. Latitanti”, diretto da Alberto Ferrari che con loro e Antonio De Santis ne è autore.

La coppia comica milanese, nata professionalmente nel 1994, con una notorietà esplosa a partire dal ’97, che ha all’attivo decine di spettacoli teatrali, televisivi e film, è specialista nelle relazioni umane e negli spaccati grotteschi ed esilaranti che da esse scaturiscono.

Proprio le relazioni umane sono il fulcro del nuovo spettacolo di Alessandro Besentini e Francesco Villa, in arte Ale e Franz.

“Tanti lati. Latitanti” osserva in modo divertente e scanzonato le emozioni e i ragionamenti che si costruiscono, palesando ciò che di comico e di folle vi è contenuto. Un modo per ironizzare sulle tante manie, ossessioni, timori, ingenuità che albergano negli esseri umani, cioè «sui tanti lati della vita», parafrasando il titolo, come ci ha spiegato Franz.

Ma che cosa accade sul palco?

«Incontri tra tipologie umane diverse, e spesso si tratta di incontri-scontri. Ad esempio tra due amici che si ritrovano dopo anni di silenzio, oppure due anziani che dibattono del più e del meno… E non aggiungo altro perché per il pubblico deve essere una sorpresa, così come non racconto il finale che è particolare, con un aspetto differente dal solito».

La vostra satira spesso è amara come lo è la realtà.

«Il teatro per noi è uno spazio dove raccontare qualcosa, che può far riflettere o indurre a pensare».

Quali sono state in questo spettacolo le vostre scelte scenografiche?

«Per scelta, come in tutti i nostri lavori, la scenografia è scarsa, a noi piace dare gli elementi essenziali così che il pubblico possa immaginare il contorno delle diverse storie narrate».

La musica invece che ruolo ha?

«Ce n’è tanta, per noi è molto importante. Partiamo e finiamo con Jannacci passando per Jimi Hendrix, Lucio Dalla o i canti gregoriani, non ci facciamo mancare niente!».

A proposito di Enzo Jannacci, il vostro nuovo lavoro si intitola proprio “Nel nostro Piccolo. Gaber, Jannacci, Milano”.

«Sì, debutteremo proprio qui vicino, a Pesaro, e vi resteremo per una settimana a partire dal 25 gennaio prossimo, anche se va detto che abbiamo fatto un’anteprima al Piccolo Teatro di Milano. Intanto portiamo ancora in tour questo lavoro a cui siamo molto affezionati, ci dispiace lasciarlo perché manda un bel messaggio e dopo tanta fatica finalmente è bello guardarcelo!».

Avete alle spalle 25 anni di carriera: come vi ha cambiato?

«Ci sentiamo più maturi, più consapevoli delle nostre capacità e dei nostri mezzi. Abbiamo più sicurezza sul palco e ci sentiamo in grado di proporre cose più coraggiose».

Com’è il rapporto professionale tra voi, c’è conflittualità?

«No, non c’è, altrimenti non saremmo qui, se ci fossero dei contrasti sarebbe impossibile vivere un lavoro impegnativo e importante come questo, e aggiungo privilegiato perché pieno di gratificazioni. Certo, ci sono momenti di confronto, a volte di discussione ma noi sentiamo le stesse cose, abbiamo lo stesso spirito e la stessa verve comica, senza questo non avremmo potuto lavorare insieme. Poi se ci fosse tensione sarebbe paradossale far ridere!».

Avete avuto un modello a cui ispirarvi?

«Un comico ha una coscienza comica. Non parlerei di modelli, non ne abbiamo avuti, mentre tante situazioni, tante cose sono per noi fonte di ispirazione».

Fra teatro, tv, cinema, doppiaggio, in che contesto siete più a vostro agio?

«Ogni mondo ha un suo fascino, la tv che abbiamo fatto è privilegiata, il teatro è meraviglioso, offre ogni sera il contatto col pubblico. D’istinto direi che ci piacerebbe fare più cinema».

Quali progetti dunque per il futuro?

«Tanti, stiamo valutando, compreso un ritorno in tv».

E in questa terra di Romagna che vi piace molto, ci tornate volentieri?

«È esattamente così. La prima volta sul palco siamo saliti al Petrella di Longiano. Quando veniamo qua, e lo facciamo anche stavolta, dormiamo e mangiamo a Roncofreddo nell’albergo dove andammo quella prima volta del Petrella e dove torniamo quando siamo in zona. Siamo i padrini della bimba di uno dei gestori e il mio cane Spriz è figlio della loro coppia di cani».

È vero che hanno dato il vostro nome a un asteroide?

«Sì, si chiama 15379 Alefranz, ed è stato scoperto nel ’97 da un astronomo nostro amico. Ma io sono preoccupatissimo perché non vorrei che un giorno si dicesse che Ale e Franz hanno distrutto il Canada. E poi ho paura che qualche governo ce la tassi! Io non vado a letto tranquillo!».

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