NEVIO SPADONI

La poesia viene dalla carne. Un dialetto aspro pieno d'affetto

"Poesie 1985-2017" è il nuovo volume che raccoglie in ordine cronologico i versi del romagnolo. «Le poesie sono come figli, non potevo lasciarne indietro nessuna. Nel libro anche due inediti»

La poesia viene dalla carne. Un dialetto aspro pieno d'affetto

RAVENNA. Un’occasione, un punto di partenza per chi non le conosce, e una riscoperta per i lettori appassionati. Il volume “Poesie 1985-2017” di Nevio Spadoni, edito dal Ponte Vecchio, rappresenta un’opportunità per leggere in ordine cronologico senza elusioni o dolorose scelte le raccolte in dialetto del poeta ravennate, in molta parte esaurite. La prefazione che Ezio Raimondi firmò per la raccolta “Cal parôl fat in ca”, in apertura ricostruisce il lungo viaggio poetico di Spadoni attraverso un dialetto «ruvido e aspro» «dalla pulsione affettiva e visionaria».

Ventitré interventi critici chiudono il volume, da Bellosi e Argnani per la prima raccolta “Par su cont” del 1985 a Barberi Squarotti per “Al voi” (1986); da Benini Sforza per “E’ côr nt j oc” (1994) a Martinelli per “Lus” (1995); e poi ancora Ruffilli, Lenti, Lauretano, Celati, Nadiani, Loi, Martignoni, Civitareale e altri ancora.

Parallela alla produzione di testi teatrali e al lavoro critico in numerose antologie dedicate ad autori romagnoli, la poesia di Spadoni ha raccolto numerosi premi fra i quali il Gozzano (2013); Autori Siae (2014), e la menzione di merito al Alda Merini di Como. In copertina un’opera di Vanni Spazzoli, “Ape e fiori” rimanda a un coloratissimo mondo onirico.

«Sono 32 anni di poesia – spiega Spadoni – non potevo scartare nulla, le poesie sono come figli non potevo lasciarne indietro nessuna. In più ho inserito due inediti, “I mur” e “Agli òmbar”».

Perché una rilettura ora?

«La rilettura è stato un motivo di analisi e autocritica, un modo per ripassare la mia storia, ricordare e rivivere esperienze. La poesia viene dalla carne. Ho ritrovato piacevoli ricordi del passato, opinioni, disillusioni, riflessioni sul tempo ancora attuali e poi, come sollecitato da Giuseppe Bellosi, volevo restituire ai lettori le opere oramai introvabili».

Si tratta di un punto e a capo?

«Nella vita non metto mai un punto, sarà la poesia a decidere quando sarà il momento. Mi ha chiamato tante volte, mi ha abbandonato, per poi tornare. Mi è sembrato giusto pensare al lavoro fatto».

Ricorda come è arrivata la poesia nella sua vita?

«Scrivevo già negli anni dell’adolescenza, poi su sollecitazione di Giovanni Nadiani decisi di pubblicare in dialetto. Oggi i miei testi sono in diverse antologie italiane e straniere e da poco ho ricevuto le traduzioni in lingua ceca di alcune mie poesie».

E il presente del poeta Spadoni?

«Ho inserito due opere inedite per dare la dimensione del presente, sento che si è esaurita la dimensione dell’io, della memoria, il passato e il presente sono operazioni dolorose, ma tante ferite sono state sanate. Nell’inedito “I mur” – conclude il poeta ravennate – racconto la lingua dei muri, quelli della guerra, del fanatismo, dell’odio ma anche i muri delle case di un tempo e quello delle abitazioni di oggi che dividono chi vi abita».

LASCIA IL TUO COMMENTO >>

Inviaci il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Corriere di Romagna

Caratteri rimanenti: 2500

Corriere Romagna (©) - 2017