LA TRAGEDIA DI CATTOLICA

La perizia: se non fosse stata dimessa Teresa non sarebbe morta

Nel referto "rassicurante" con cui è stata rimandata a casa si parlava di un semplice "dolore periombelicale"

La perizia: se non fosse stata dimessa Teresa non sarebbe morta

CATTOLICA. Se la giovane dottoressa di guardia l’avesse trattenuta o ricoverata all’Infermi dove c’è il pronto soccorso pediatrico, sicuramente Teresa, la bimba di 5 anni di Montiano (Fc) morta per una peritonite perforante tra le braccia della mamma nella casa del nonno a Cattolica, si sarebbe salvata. Queste, in estrema sintesi, le conclusioni cui sono giunte l’anatomo patologa Donatella Fedeli e la chirurga pediatrica Serenella Pignotti, chiamate dal procuratore capo della Repubblica Paolo Giovagnoli a cercare le cause della tragedia che ha strappato la piccina alla famiglia affidataria con cui viveva da tre anni.

Secondo le consulenti della procura, la cui relazione è stata allegata al fascicolo per omicidio colposo che al momento non vede iscritto il nome di nessun indagato, sono state due le cause che hanno portato alla consumazione del dramma di Teresa. Entrambe interagiscono. Una parte importante, a loro avviso, l’ha avuta l’inesperienza della dottoressa di guardia la notte in cui la bimba è stata accompagnata dai genitori al primo soccorso del Cervesi di Cattolica con forti dolori addominali. Fitte che non sono state oggetto di approfonditi esami clinici, neppure di una “semplice” Ves (Velocità di eritrosedimentazione) utile per stabilire l’indice infiammatorio generato da una o più condizioni o patologie come infezioni, tumori o malattie autoimmuni. Teresa, hanno rimarcato nella loro relazione, non poteva essere dimessa neppure con quel referto “rassicurante” con cui è stata rimandata a casa 30 minuti più tardi, dove si parlava di un semplice «dolore periombellicale».

Quello, sottolineano le due dottoresse, «è un sintomo non una diagnosi».

Carenze strumentali

Altra causa che non deve essere dimentica nella lettura del dramma che ha toccato la famiglia del presidente della Banca di Credito Cooperativo di Gradara Fausto Caldari, nonno della piccola Teresa: le carenza di strumenti. Caldari ha donato diversi macchinari all’ospedale Infermi per reparti come la Terapia intensiva neonatale e la Pediatria: proprio alla sua famiglia è toccata una tragedia così grave per la mancanza di adeguati strumenti per la diagnostica dei piccoli pazienti.

La tragedia

La morte di Teresa, bambina senza problemi di salute, è arrivata dopo giorni dal controllo al Cervesi concluso con la somministrazione di un antibiotico che aveva riportato la temperatura corporea nella normalità. 72 ore dopo però, i sintomi si erano ripresentati. Per questo la mattina Giorgia Palazzo, la madre, aveva deciso di riportarla in ospedale. Purtroppo, però, mentre la stava vestendo, Teresa si era accasciata a terra. La mamma, fino all’arrivo del 118, le aveva praticato la respirazione bocca a bocca cui aveva fatto seguito la corsa a sirene spiegate all’ospedale di Rimini dove. Per 40 minuti il personale del pronto soccorso Pediatrico aveva cercato inutilmente di far ripartire il suo cuoricino.

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