Giovedì 19 Ottobre 2017 | 12:34

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RICCIONE

Un colpo alle palme, l'architetto Nicolini: «È uno scempio»

«Le piante ammalate andavano curate: invece ne hanno tagliate 70 , anche quelle alte quattro metri»

Un colpo alle palme, l'architetto Nicolini: «È uno scempio»

RICCIONE. Gridano allo scempio per il taglio delle palme in viale Gramsci. «Il patrimonio verde della città è di tutti, chi lo danneggia colpisce ogni cittadino», commenta Claudio Nicolini, l’architetto che nel 1999 ha curato il progetto dell’arredo urbano realizzato poi nel 2000.

In questi giorni Geat sta procedendo alla sostituzione di circa 70 alberi con oleandri. «Mi piacerebbe sapere se prima c’è stato uno studio, chi ha deciso il taglio e a quale titolo, considerato che il verde è patrimonio di tutti e va tutelato – prosegue Nicolini –. Se c’era qualche palma ammalata andava curata, come è stato fatto nel giardino del Grand hotel, dove le stesse piante hanno ripreso vigore e sono bellissime. I costi di gestione delle palme potrebbero essere alti, ma la pianta vale la spesa. Oppure andavano sostituite solo quelle malate, invece sono state tagliate tutte quante, anche quelle che non presentavano nessun segno, e alte più di 4 metri».

All’epoca per le palme, oggi diventate legna da ardere, «il Comune aveva speso circa 2 milioni di lire l’una, ed erano piccole, figuriamoci cosa potevano valere oggi che avevano raggiunto i 4-5 metri di altezza».

Anche Vania Arcangeli, simpatizzante del Movimento 5 Stelle, non condivide la scelta del taglio. «Ammesso e non concesso che alcune palme fossero malate, bisognava curarle. E soprattutto ci voleva prevenzione e un intervento immediato con trattamento adeguato appena riscontrato il male. Nelle vicinanze, in un’area privata, si vedono le piante che sono state colpite dalla stessa malattia ma curate dal proprietario e riportate allo splendore». Lungo tutto il viale le palme sono centinaia. «Piantate con un costo enorme – ricorda Arcangeli – per essere abbandonate per anni fino ad arrivare a tagliarle tutte insieme. Ora pagheremo per tagliarle, per ricomprarne altre e ripiantarle».

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