CESENATICO

Hotel da Vinci, rinviati a giudizio in quattro

Pena alternativa concessa a tre. I tecnici hanno chiesto e ottenuto di svolgere lavori socialmente utili. Alla sbarra ex sindaco, ex dirigente comunale, moglie di Batani, progettista

Hotel da Vinci, rinviati a giudizio in quattro

CESENATICO. Tre “pene concordate” nello svolgimento di lavori socialmente utili le cui caratteristiche specifiche verranno decise in una udienza fissata al 18 maggio 2017. Quattro rinvii a giudizio per un processo davanti al tribunale collegiale di Forlì che prenderà il via il 19 settembre 2017. E’ la decisione assunta ieri dal Gup Luisa Del Bianco per il caso dell’hotel Da Vinci: cinque stelle costruito con un accordo di programma che l’accusa, sostenuta anche ieri direttamente in aula dal pm Filippo Santangelo e “sostenuta” dalle parti civili del Comune di Cesenatico, della Provincia e della Regione Emilia Romagna, contesta come “infarcita nel tempo” di violazioni e di abusività edilizie.

Una miriade di lavori che sarebbero stati fatti senza permesso di costruire, perché quello fornito a lavori quasi finiti viene considerato ideologicamente falso. A giudizio andranno l’ex sindaco Roberto Buda (difeso dall’avvocato Lorenzo Valgimigli di Faenza); l’ex dirigente comunale ora trasferito a Riccione, Vittorio Foschi (difeso dagli avvocati Silvio e Massimo Campana di Rimini); Luciana Perugini , vedova di Tonino Batani, residente a Cervia, amministratrice della Veronese srl (difesa dall’avvocato Massimiliano Nicolai); il progettista e direttore dei lavori, il cervese Alessandro Franchi, anche lui difeso da Nicolai. Le tempistiche processuali sono tali che soltanto la vedova Batani potrà quasi certamente incappare nella prescrizione. Le vengono contestate delle violazioni amministrative che hanno una “scadenza” di 5 anni. Più lunga (7 anni e mezzo) la prescrizione per tutto il resto delle accuse, comprese quelle per gli amministratori pubblici.

A giudizio non andranno gli altri tre protagonisti dell’udienza preliminare. Si tratta dei progettisti Amedeo Laghi (ravennate difeso dall’avvocato Lorenzo Valgimigli di Faenza) e Federico Casadei Rossi (difeso dagli avvocati Massimo Mambelli e Massimiliano Starni di Forlì), nonché del collaudatore delle opere Gianni Scaioli (difeso dall’avvocato Giovanni Principato di Forlì). Hanno chiesto e ottenuto di scontare una pena sotto forma di affidamento in prova ai servizi sociali. Si tratta di una formula di pena concordata non molto in auge. Divenuta “famosa” perché ottenuta anche da Silvio Berlusconi per il caso Mediaset.

Ancora non si conosce il quantitativo di tempo in cui i tre saranno sottoposti a regime di affidamento in prova. Verrà deciso con l’udienza del 18 maggio. L’idea è che si possa trattare di un numero congruo di mesi da scontare. Facile ipotizzare anche, in attesa dell’ufficializzazione, che viste le caratteristiche dei tre condannati all’affidamento potrebbero dover scontare la loro pena lavorando nei settori tecnici delle amministrazioni pubbliche in maniera gratuita per rinforzare uffici che abbiano bisogno di figure professionali della loro tipologia.

Tutto il resto finirà in aula in carico a vario titolo alle quattro persone ancora da giudicare.

Sul caso Da Vinci hanno lavorato alacremente, coordinati dal pm Filippo Santangelo, i tecnici della Pg presso la Procura del Corpo Forestale dello Stato. Agli albori delle verifiche sulla struttura in fase di avanzamento lavori e dopo i primi mesi dall’apertura anche la polizia municipale cesenaticense.

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