Sabato 21 Ottobre 2017 | 19:35

LA TRAGEDIA 10 ANNI FA

Permesso premio per l'assassino di Tamara

Entro la fine del 2018 avrà finito di scontare la pena e trascorrerà in comunità un periodo di "osservazione"

Permesso premio per l'assassino di Tamara

RIMINI. Cinque giorni da trascorrere a Riccione, in libertà, in compagnia dei suoi familiari. A dieci anni esatti dal delitto, l’assassino di Tamara Monti, addestratrice di delfini, usufruisce di regolari permessi-premio e, computati gli “sconti” per la buona condotta (tre mesi per ogni anno di detenzione) finirà di espiare la pena entro la fine del prossimo anno. Nel frattempo, considerati i progressi nel trattamento dei disturbi psichiatrici (che gli valsero la semi-infermità) potrebbe trascorrere l’ultimo periodo di detenzione e il successivo congruo periodo di osservazione in una comunità di recupero invece che in un ospedale psichiatrico giudiziario. E’ quanto conferma l’avvocato Stefano Caroli che con Moreno Maresi difese l’omicida. Le relazioni degli specialisti sembrerebbero negare l’attualità della pericolosità sociale. Solitamente le porte di strutture “sanitarie” come l’ospedale psichiatrico giudiziario si aprono dopo l’espiazione della pena in un carcere tradizionale. L’imbianchino riccionese, A.D. le sue iniziali, ha invece trascorso nell’Opg di Reggio Emilia la gran parte delle pena e probabilmente non metterà più piede in cella. Recuperato o meno, fa un certo effetto pensare all’uomo che massacrò con 25 coltellate la giovane vicina di casa solo perché infastidito dall’abbaiare del cane, di nuovo in famiglia. Sono passati dieci anni, ma sembra ieri e per i familiari e gli amici di Tamara la ferita non solo è ancora aperta, ma non si sanerà mai. L’imputato fu condannato in via definitiva a 14 anni di reclusione, grazie alla scelta del rito abbreviato e al riconoscimento della parziale incapacità di intendere e di volere con conseguente concessione della semi infermità-mentale. Il meccanismo della previsione, in sentenza, di periodo minimo di detenzione in un “manicomio” per non meno di tre anni, è condizionato al parere degli esperti che, nel tempo, hanno seguito il percorso del detenuto. Guarigione e libertà, adesso, per lui sembrano a portata di mano. Di Tamara resta solo l’indelebile ricordo.

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