Giovedì 29 Settembre 2016 | 07:00

CESENATICO

Pesca in allarme per le bolle gelatinose

Meduse non urticanti, insidiose per le specie ittiche, non per i bagnanti

Pesca in allarme per le bolle gelatinose

CESENATICO. La “scoperta” in Adriatico. Bolle gelatinose e trasparenti grandi come un grosso chicco d’uva: del tutto innocue per i bagnanti, estremamente insidiose per le specie ittiche e la pesca. Perché questi “esseri” sferoidali imparentati con le meduse, si autogenerano con estrema rapidità e in gran numero e il loro cibo (che catturano utilizzando minuscoli ciglia vibratili e colloidali di cui sono forniti) è costituito da zooplancton: microrganismi, gameti, uova di pesci e crostacei in fase larvale.

Lungo la costa adriatica i ricercatori e biologi in questi giorni, si interrogano sulla eccezionale sciamatura sotto riva di questi ctenofori, mai visti prima e che altrove, nel Mar Nero, hanno provocato danni ingenti agli stock ittici. Gli avvistamenti nelle ultime due settimane sulla presenza di questi “ovuli” sferoidali trasparenti, dalla consistenza gelatinosa, privi di organi urticanti, si susseguono.

Dal battello oceanografico Daphne –Arpa Emilia Romagna sono partite le ricerche sul fenomeno in atto: «Le segnalazioni - anticipa la responsabile di Daphne, Carla Rita Ferrari - ci sono giunte principalmente da bagnini, turisti e nuotatori, circa il fatto che subito in acqua, ad appena un centinaio di metri dalla riva del mare, ci si imbatta in concentrazioni smisurate e straordinariamente dense di questi organismi globosi e trasparenti che fluttuano».

La sciamatura è considerata eccezionale tanto da suscitare preoccupazioni per quanto potrebbe provocare. Spiega Carla Rita Ferrari: «Simili alle meduse, appartengono al phylum degli Ctenofori. Durante il monitoraggio sono stati prelevati alcuni esemplari per l’identificazione. Si tratta di Mnemiopsis leidyi; raggiungono qualche centimetro di lunghezza, sono sprovvisti di cellule urticanti, posseggono una serie di ciglia vibranti adesive con cui catturano lo zooplancton di cui si nutrono. Ciò rende gli ctenofori inoffensivi per l’uomo. Sono organismi ermafroditi, in grado di autofecondarsi. Possono generare un numero elevatissimo di uova che si sviluppano velocemente».

Nei giorni scorsi, rende noto la responsabile della Daphne, è partito il tam tam tra ricercatori e studiosi del mare: «ci sono stati scambi di email per segnalare l’evento anomalo per l’ampiezza e per meglio identificare la specie. L’area marina interessata in questo momento si estende dall’Istria fino alle coste romagnole, interessando anche Friuli Venezia Giulia e Veneto. Segnalazioni oltre che da Cervia e Cesenatico, arrivano da Riccione e della Marche».

Poi fa la cronistoria della specie. «E’ originaria delle coste atlantiche americane, ma durante gli anni ‘80 fu introdotta nel Mar Nero tramite acque di zavorra di petroliere. Lì trovò un ambiente favorevole al suo sviluppo – evidenzia la biologa marina - alimentandosi soprattutto di uova e larve di pesce. Nel giro di pochi anni decimò i già traballanti stock ittici di quel mare. Introdottasi nel Mar Caspio, in alcune aree fece registrare una riduzione dello zooplancton di circa l’80%. Nel 2001 fu avvistata nel Mar Egeo dove però non ebbe effetti così drammatici. Gli avvistamenti, prima d’ora, in Mar Adriatico sono stati sporadici».

Il metabolismo, la grande adattabilità e versatilità al mutamento dei fattori chimico-fisici marini (sopporta salinità variabili da 4 a 38 e temperature comprese fra 4 e 32 gradi) rende questo Ctenoforo temibile; tanto più per gli effetti negativi che potrebbe arrecare agli stock ittici, data la sua dieta costituita prevalentemente da uova e larve di pesce.

Allerta Rita Ferrari: «Tutto questo fa sì che Mnemiopsis leidyi sia in grado di modificare fortemente interi ecosistemi e ridurre drasticamente l’ittiofauna delle aree che riesce a colonizzare. Ecco perché questa specie è già da tempo un sorvegliato speciale e le sue segnalazioni sono molto preziose».

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