Sabato 10 Dicembre 2016 | 19:28

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«Mio marito scampato per poco alla tragedia. Noi barricati in ufficio»

Carla Giulietti, funzionaria della Commissione europea: «Sapevamo che sarebbe potuto accadere»

 «Mio marito scampato per poco alla tragedia. Noi barricati in ufficio»

Carla Giulietti

RAVENNA. «Mio marito scampato alla tragedia per mezz’ora: sapevamo che sarebbe potuto accadere. Oggi a noi è andata bene, ci chiediamo: la prossima volta a chi capiterà?». Carla Giulietti, 53enne ravennate, vive a Bruxelles ormai da anni: con lei, il marito - italiano anche lui, di Firenze - e la figlia di appena otto anni. E ieri erano proprio lì, a pochi passi dagli attentati terroristici che hanno messo in ginocchio la città e terrorizzato l’intera Europa.

Sia Carla che il marito lavorano in uno dei tanti uffici della commissione europea. E lì, barricati in quelle palazzine senza mai potersi vedere, sono rimasti per quasi tutta la giornata finché le palazzine delle istituzioni non sono state evacuate, a metà pomeriggio. Stessa sorte per la figlioletta di otto anni che, dalle esplosioni di ieri mattina all’aeroporto e alle due fermate della metro fino al termine delle operazioni di soccorso, è rimasta bloccata a scuola. «Noi viviamo vicino alla fermata della metro Merode, quella dopo la Schuman - spiega Carla, lucida ma chiaramente ancora choccata -. Io lavoro fuori, a metà strada tra il centro e l’aeroporto, mentre mio marito lavora in uno degli uffici che sta esattamente sopra la fermata della metro esplosa. Era a quella fermata stamane alle 8.30 (ieri, ndr): l’esplosione c’è stata mezz’oretta dopo. Da settimane, lo pregavo di non prendere la metro...».

I due sono riusciti a mettersi in contatto poco dopo le esplosioni, miracolosamente viste le linee in tilt e la città in preda al panico. «Vedeva dal suo ufficio il via vai di ambulanze e il traffico bloccato», racconta Carla ancora scossa. Loro, “sequestrati” negli uffici della commissione europea, sono rimasti in contatto con le autorità però tutto il giorno. «Le istituzioni europee hanno deciso di alzare l’allerta fino al massimo livello - spiega la ravennate - e così ha fatto il Paese. Sui nostri computer, via mail o in tele-working, riceviamo continui aggiornamenti sulla situazione fuori da qui e sulle evacuazioni e le chiusure di strade e strutture. Così mi hanno avvertito che anche mia figlia sarebbe rimasta barricata a scuola: non c’è (ma la situazione è cambiata a metà pomeriggio, ndr) nessuna possibilità di andarla a prendere prima che decidano di riaprire le classi». Feriti, tra i colleghi del marito, ce ne sono stati. «Siamo circa in 25mila a lavorare alla commissione europea, divisi in 25-30 palazzine. Quella di mio marito è esattamente sopra la fermata della metro deflagrata: mi ha raccontato che qualche collega entrava al lavoro sporco o ferito».

Ma quello, lascia intendere Carla, è la meno: è sottoterra che, in quelle ore, si contavano i morti. Il bilancio degli attacchi terroristici a Bruxelles, ieri sera, parlava di 34 vittime - tra le esplosioni all’aeroporto e quelle alla metro - e di quasi 200 feriti. «Noi stiamo bene, ma l’attacco di oggi non mi sorprende - taglia corto la 53enne ravennate -. Sapevamo che questi giorni, dopo l’arresto del ricercato Salah, sarebbero stati critici. Sapevamo che c’erano in preparazione grossi attentati, e che erano stati trovati quantitativi di esplosivi, ma la metro è incontrollabile: per questo avevo pregato mio marito di non prenderla. Oggi a noi è andata bene: ma domani?». (p.c.)

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