Mercoledì 07 Dicembre 2016 | 23:15

I RACCONTI DA BRUXELLES

«Non devono vincere loro: pronto a tornare a lavorare»

Matteo Fabbri, assistente europarlamentare

«Non devono vincere loro: pronto a tornare a lavorare»

RIMINI. Parla di una città «sotto assedio». Lungo le strade girano «mezzi militari e della polizia». E tutto intorno «riecheggia il silenzio, intervallato dal rumore delle sirene delle ambulanze». Matteo Fabbri, cattolichino 26enne, assistente dell’europarlamentare David Sassoli, parla da Bruxelles a poche ore dagli attentati terroristici che intorno alle 8 hanno fatto piombare la capitale belga nel terrore. Le esplosioni sono state all’aeroporto di Zaventem, ma anche nella fermata della metro, fermata Maelbeek, a poche centinaia di metri dalla sede del Parlamento europeo. Ed è lì che Fabbri, tutte le mattine, va a lavorare.

Dove si trovava quando sono esplosi gli ordigni?

«Sono stato fortunato, perché oggi (ieri, ndr) ho deciso di prendermi un giorno di ferie, sono rimasto a casa, avevo intenzione di prendere l’aereo e tornare prima a Cattolica per la Pasqua».

Si trovava lontano dal luogo dell’esplosione?

«Il mio appartamento è nel cuore della città. Rispetto alla fermata della metro sono lontano un paio di chilometri: ci passo sempre davanti a piedi proprio per andare a lavorare. I terroristi hanno scelto quel punto in modo intenzionale: a quell’ora è la zona più frequentata della città».

Cosa è accaduto dopo l’attentato?

«E’ esploso il caos. La città è stata “occupata” da molti mezzi pesanti militari. C’è stata una ridda di notizie che si è susseguita, non capivamo all’inizio quale fosse l’entità dell’attacco. Mi sono collegato a Internet, poi sono stato raggiunto da mille chiamate e messaggi».

Con il passare delle ore la situazione com’è cambiata?

«E’ peggiorata. All’interno della sede del Parlamento europeo erano tutti dentro, asserragliati. Era tutto paralizzato anche all’esterno, si percepiva una tensione assoluta. Il clima anche ora è surreale. Già da dopo l’attentato di Parigi si respirava un clima di forte tensione».

Ora che cosa farà?

«Vado a prendere l’aereo a Charleroi, aeroporto che si trova a 60 chilometri da quello principale, dove c’è stato l’attentato. Da lì tornerò a casa per le vacanze come avevo previsto sin dall’inizio quando ho deciso di partire in anticipo».

Poi tornerà in Belgio?

«Esatto. Sono pronto a tornare a lavorare subito dopo le vacanze pasquali. In aprile sarò di nuovo al mio posto, a Bruxelles. Non possiamo rinchiuderci in casa dopo questi attentati: sarebbe come darla vinta ai terroristi, e questo non deve accadere, dobbiamo reagire in modo compatto, tutti assieme».

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