Venerdì 30 Settembre 2016 | 12:01

SAN MAURO PASCOLI

Abbattuta l'ex caserma della Cagnona

Dovrebbero nascere dei negozi ma c'è la crisi che incombe. Dal maggio 1992 per tre anni ospitò circa 300 profughi bosniaci

Abbattuta l'ex caserma della Cagnona

SAN MAURO PASCOLI. Un altro pezzo di storia che se ne va, il paesaggio che cambia, un decrepito edificio che viene abbattuto. Secondo la variante al Prg votata lo scorso aprile la proprietà dell’ex caserma della Cagnona aveva tempo fino alla fine dell’anno per abbattere la struttura. Ieri mattina sono arrivate le ruspe che in un batter d’occhio hanno aperto squarci in quei muri che sono stati testimoni di tantissime vicende umane, come quella dei profughi bosniaci che sono stati ospitati lì.

In teoria nell’area della ex caserma dell’esercito, praticamente di fronte alla zona Iper, dovrebbe nascere una specie di outlet della scarpa. Secondo l’accordo ci sono 3 sub-comparti funzionali indipendenti, ma interconnessi tra loro. Alle tre sottozone è concessa la possibilità di localizzare strutture commerciali di medie dimensioni. Ma sono passati anni da quando l’accordo è stato sottoscritto e le condizioni economiche generali sono parecchie cambiate. E quindi è possibile immaginare che i proprietari cercheranno di arrivare a un nuovo accordo con il Comune, viste le mutate condizioni generali.

Quello che certamente non sarà più è il luogo che per lungo tempo ha avuto i riflettori puntati da tutta Italia. Era il 17 maggio 1992 quando arrivarono alla caserma i profughi bosniaci dall’ex Jugoslavia in piena guerra. Erano circa 300, soprattutto donne e bambini, stremati dalla situazione drammatica che vivevano a casa. Molti di loro con gli anni sono poi ritornati a casa, qualcuno è emigrato all’estero, ma molti altri sono rimasti a San Mauro e dintorni, perfettamente integrati. L’accoglienza nella ex caserma fu possibile grazie alla Prefettura di Forlì-Cesena, alla Croce Rossa di Cesena, alla Provincia e al Comune di San Mauro. I profughi rimasero nella caserma molto a lungo – andandosene gradualmente nel tempo – dal 1992 al 1995. tre anni durante i quali ebbero modo di conoscere la realtà circostante, l’aiuto di alcune associazioni di volontariato che si impegnarono allo stremo per garantire ai bosniaci una dignitosa permanenza e che ancora un paio di anni fa organizzarono una festa per il ventennale dagli arrivi.

Ma incontrarono anche il circo mediatico, tra sopralluoghi di parlamentari non sempre ben disposti, servizi dei telegiornali e dibattiti televisivi ad hoc come quello della trasmissione di Michele Santoro.

 

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