Lunedì 26 Settembre 2016 | 05:39

'NDRANGHETA ED EVASIONE

Sgomberati due stabili che vanno allo Stato

Al lavoro l'Agenzia Nazionale per la destinazione dei beni confiscati e sequestrati alla criminalità

Sgomberati due stabili che vanno allo Stato

CESENA. «I beni di Don Ciccio vadano comunque allo Stato». Così aveva deciso nel 2012 il Tribunale di Reggio Calabria respingendo l’appello sul caso di ‘ndrangheta. Per due giorni, giovedì e venerdì, l’Agenzia Nazionale per la destinazione dei beni confiscati e sequestrati alla criminaltà organizzata è stata a Cesena. Per iniziare quel lavoro imposto dal Tribunale calabrese.

 

Nel mirino una prima parte dei beni di Alfredo Ionetti: più volte arrestato e processato perché ritenuto, malgrado da 33 anni viva a Cesena, il tesoriere del boss Condello. Si tratta del capannone in cui agiva la ditta Sor-nova e di una delle case Ionetti: quella più vicina al capannone stesso, in via Parri. L’Agenzia è venuta a Cesena per far sgomberare i due stabili e prepararli a un riutilizzo da parte dello Stato.

I beni vengono sequestrati perché, qualora anche non fossero riferibili al boss “supremo” della ’Ndrangheta Pasquale Condello, andrebbero comunque ascritti a una situazione di evasione fiscale su larga scala. Quindi non possono tornare comunque agli Ionetti. Era questa l’estrema sintesi della sentenza depositata dalla Corte di Appello di Reggio Calabria e firmata dal presidente Antonio Napoli. Un giudizio che nel 2012 si era espresso su valori per circa 50 milioni di euro che fin dal primo arresto (datato 2006) erano stati sequestrati ad Alfredo Ionetti: tornato in cella a inizio 2012 dopo un’operazione della Squadra Mobile di Forlì diretta da Claudio Cagnini e coordinata dai Pm Fabio Di Vizio e Marco Forte.

Fin dall’epoca del primo arresto nella sua villa della zona di via Cavalcavia gli investigatori (allora della Dia) ricostruirono investimenti della famiglia Ionetti fin dal 1958. Già da quelle manette la proposta di confisca dei beni venne accolta dal Tribunale di Reggio Calabria. L’assoluzione (nel primo processo penale) dall’accusa di essere il tesoriere della famiglia Condello non aveva comunque permesso a Ionetti di tornare in possesso dei beni. Anzi: tra i “possedimenti” degli Ionetti c’era anche l’azienda di trasporti cesenate protagonista del secondo arresto di inizio 2012: figurava tra i beni “vincolati” sui quali “Don Ciccio” esercitava pieno controllo; tanto che nei guai sono finiti anche alcuni amministratori giudiziari, poi condannati.

Per la magistratura Ionetti è un uomo dalla dichiarazione dei redditi di un pensionato medio-basso. Quindi non può lecitamente avere per le mani un tesoro multimilionario. Di qui arrivò la decisione di mantenere tutto sotto confisca. Il provvedimento di sequestro nel complesso interessa 3 società di capitali, 13 unità immobiliari, numerosi autoveicoli e ingente patrimonio finanziario in istituti di credito ed enti assicurativi.

A Cesena Ionetti vendeva camion. Nel rigettare la richiesta di dissequestro dei beni, l’Appello calabrese tornava a evidenziare come anche in momenti storici di latitanza del boss Condello, vi siano stati contati tra lui e Ionetti. Un “rapporto fiduciario” che portava il cesenate ad avere possesso (in una cassetta di sicurezza cittadina) anche di effetti personali del “Supremo” come un Rolex d’oro e diamanti. Dopo avere incassato l’assoluzione (nel 2008) gli avvocati di Ionetti speravano di farlo tornare in possesso dei beni. Restarono invece vincolati anche investimenti per 19 miliardi di vecchie lire di un periodo che va dal 1958 al 2005. Perché a questi 47 anni di investimenti non corrisponde una congrua dichiarazione dei redditi. La Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale aveva ravvisato la persistenza di rapporti di vicinanza tra Ionetti e la cosca Condello, tenendo sotto confisca il patrimonio aziendale e l’intero capitale sociale di 3 società con sede a Cesena: “Sor.Nova Srl”, “Sor-Nova Srl 2006” operanti nel settore dell’acquisto e vendita di camion; ma anche l’immobiliare “Alpa Srl”. E il capannone svuotato in questi giorni è appunto quello principale della Sor-Nova.

Poi ci sono anche 13 tra appartamenti, villette, box, uffici e capannoni a uso industriale a Cesena, Roma e Reggio Calabria; 5 camion e una barca; 54 rapporti di conto corrente, polizze assicurative, dossier titoli, fondi di investimento, per 10 milioni di euro.

Per uno di questi beni in particolare il Comune di Cesena si è candidato all’affidamento. E’ una villetta nella zona artigianale di Torre del Moro, con annessi 5000 mq di terreno.

Il Comune ha indicato la volontà di acquisire il bene per assegnarlo ad associazioni di volontariato attive nell’ambito della Protezione civile e della tutela dell’ambiente e del territorio. La Protezione Civile, come noto, ha bisogno di una nuova casa. Finora il Comune aveva pensato di ridestinarle le “casette” che erano montate in piazza Aguselli. Avendo a disposizione questo bene, la Protezione civile potrebbe avere una sede spaziosa e comoda. Mentre le “casette” potrebbero, a quel punto, avere una nuova destinazione, ancora da definire nell’ambito di attività legate ai Quartieri. Terreno e casa in questione si trovano in via Lando Conti e fanno parte del pacchetto di beni di Alfredo Ionetti che in futuro verranno presi in consegna con le stesse dinamiche dalla stessa Agenzia Nazionale per la destinazione dei beni confiscati e sequestrati alla criminalità organizzata.

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