CESENA

Caporalato, ancora clandestini sfruttati nell’avicolo tra Cesena e Forlì. Due arresti e una denuncia

Cooperative con sede in Veneto considerate affidabili in zona tenevano sotto scacco i braccianti

13/10/2018 - 07:38

Caporalato, ancora clandestini sfruttati nell’avicolo tra Cesena e Forlì. Due arresti e una denuncia

CESENA. Caporalato: nuovo caso di sfruttamento della manodopera, anche clandestina. Quasi “in fotocopia” rispetto a situazioni già emerse in passato in provincia. Con le aziende avicole dell’ampio comparto di zona che assumono braccianti “a giornata” da cooperative ritenute affidabili. Senza rendersi conto di fare il gioco di “caporali” che sfiorano lo schiavizzare i braccianti.

Blitz dei carabinieri

A scoperchiare questo nuovo vaso di disperazione legata all’immigrazione ed al lavoro sono stati con mesi di indagini coordinati dal sostituto procuratore Sara Posa, i carabinieri della compagnia di Cesena e quelli dell’Ispettorato del lavoro di Forlì. In una inchiesta partita da verifiche scattate nel comune di Sarsina, dalla zona di Ranchio in particolare.

Siamo nel 2016, nel mese di settembre. Residenti hanno notato una casa affittata ed abitata da “troppe persone”. Con un via vai continuo di furgoni e mini bus, anche di notte.

I carabinieri intervengono ed identificano tutti. È la prima parte di un indagine che avrà poi il suo cuore nei primi mesi del 2018. In varie parti della provincia di Forlì-Cesena ed anche nel ravennate.

Sfruttamento

Il sistema era simile ad altri già visti in passato. Youssef El Basri, 36enne marocchino residente ad Arcole (Verona, difeso dall’avvocato Massimo Dal Ben) è ai vertici di un paio di cooperative capaci di recuperare lavoratori “a chiamata” per le tante aziende avicole della zona e le loro esigenze che oscillano col mercato.

È il “braccio formale” , che permette di agire nella legalità alle due cooperative. È stato arrestato mercoledì nel veronese mentre in Romagna, a Meldola, i carabinieri rintracciavano ed ammanettavano Jamal Abouali, 33enne marocchino: che secondo le accuse invece era il braccio operativo: il “capo” come lo chiamavano i suoi sottoposti. Colui che materialmente gestiva gli spostamenti del personale e l’erogazione (saltuaria) delle paghe.

Insospettabili

In tante aziende visitate ed ispezionate nel tempo dai carabinieri nei territori di Santa Sofia, Predappio, Meldola, Verghereto, Macerone e San Zaccaria, venivano richiesti i servizi di queste due coop. I braccianti (spostati in una casa di Meldola dopo essere spostati da Ranchio nel 2016) svolgevano mansioni “regolari” e venivano pagati a pieno contratto dalle aziende alla cooperativa: fino ad 11 euro l’ora a seconda del lavoro. I braccianti però, tenuti sotto scacco dai caporali, secondo le accuse di quegli 11 euro ne vedevano a malapena 6. Con ulteriori spese da detrarre. Veniva infatti trattenuto loro il costo dell’affitto di casa (si dormiva fino a 13 persone sotto un unico tetto, con un unico bagno e condizioni igieniche facilmente immaginabili come insostenibili).

Doppio sfruttamento

Con un affitto mensile oscillante tra i 120 ed i 180 euro a testa, a seconda di quanto fossero piene le camerate o se si era locatari di un giaciglio a terra o di una branda con materasso.

Inoltre, dai 6 euro l’ora incassato, gli sfruttati dovevano detrarre anche il prezzo per il trasporto da e per il lavoro: anche quello “a pagamento” come il materiale per la propria sicurezza: dalle scarpe anti infortunistica a tutto il resto obbligatorio.

Clandestini e soggiogati

Parte del personale impiegato era senza permesso di soggiorno. Anche per questo motivo è stato denunciato in stato di libertà un terzo marocchino: quello che nel 2016 gestiva parte del lavoro nella zona di Ranchio, ma che poi nel tempo si è defilato.

Se scattavano controlli dell’Arma gli irregolari venivano nascosto in cantina. Avere non tutto il personale in regola con il soggiorno in Italia, serviva anche a far sì che nessuno si presentasse mai a denunciare. I rischi paventati ai lavoratori erano quello di venire bloccati ed espulsi. Altra arma in mano ai caporali per non far allontanare le persone da sfruttare, era non pagarli mai del tutto. Le paghe venivano saltuariamente rilasciate e mai per gli interi importi dovuti. Così, un lavoratore che sapeva di dover prendere altro denaro, non si lamentava mai e non faceva mai storie, sperando di prendere prima o poi tutto i denaro.

Accuse

I due marocchini arrestati ed il denunciato dovranno rispondere in futuro di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, oltreché favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

In un sistema di lavoro, sull’asse Veneto-Romagna, che continua ad emergere dalle maglie di inchieste. Non soltanto, come negli ultimi casi, per il comparto avicolo. Ma anche in altri settori dove le aziende necessitano di personale subito. E non hanno strumenti utili per capire se ad erogare i braccianti siano o meno sfruttatori senza scrupoli.

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