CESENA

“Protesta infettiva” degli autisti del bus, dopo 6 anni a Cesena si va verso una pace giudiziaria

Start pensa a ritirare la propria costituzione di parte civile e stop per evitare sprechi di tempo

03/10/2018 - 07:53

“Protesta infettiva” degli autisti del bus, dopo 6 anni a Cesena si va verso una pace giudiziaria

CESENA. Sta per scoppiare la pace tra Start ed i suoi 66 dipendenti-autisti: ieri mattina chiamati alla sbarra davanti al giudice Nunzia Castellano per il caso della cosiddetta “Protesta infettiva”.

L’ente di trasporti pubblici provinciale pare intenzionato a ritirare la propria costituzione di parte civile. In un accordo da prendersi con i propri dipendenti fuori dall’aula di giustizia, a che non avvengano più proteste come quella di cui si discute davanti al giudice ed a fronte di una disponibilità rinnovata ad ascoltare le istanze dei propri dipendenti.

La pace giudiziaria poi è “consigliabile” anche per un altro motivo chiarissimo dal punto di vista legislativo. Se tutti e 66 gli imputati volessero (come per proprio diritto) partecipare alle udienze del processo che li riguarda, si finirebbe per bloccare completamente o quasi il servizio di trasporto pubblico su gomma in provincia.

Il caso

In tanti ricorderanno l’episodio come quello dei giorni della “protesta infettiva”. Alla vigilia di una giornata di sciopero su Start Romagna (siamo nel 2012) da parte degli autisti arrivarono oltre un’ottantina di certificati medici. In pochi, pochissimi, erano dunque in grado di lavorare. Presupponendo una “malattia strumentale” a dare maggiore forza alle proprie rivendicazioni sindacali, non comprendo nemmeno gli orari che sono obbligatori per legge per i trasporti scolastici ed il pendolarismo lavorativo, l’ente di trasporto sporse denuncia all’autorità giudiziaria.

Ne è nato il caso di presunte malattie fasulle, che è stato esaminato più volte nel tempo dal giudice per le indagini preliminari.

L’allora pubblico ministero Antonio Vincenzo Bartolozzi ipotizzava che in quei giorni ci fosse stata un’interruzione di pubblico servizio ed un falso ai danni dei medici di base. Insomma: la Procura chiedeva di verificare se vi fossero stati degli autisti che avessero forzosamente simulato una malattia.

Non potendo (o volendo) tacciare di falso i medici che avevano stilato i certificati, è stata formulata l’accusa in maniera tale che a discuterla dovessero essere gli autisti stessi e non chi ha scritto i loro i referti di malattia.

Il 2 ottobre del 2012 era prevista la giornata di sciopero. Gli autisti intendevano protestare per contratti, orari ed altre rivendicazioni. Ma fin dal giorno prima il sistema di trasporti (anche da e per le scuole) andò in tilt. Gli autisti erano quasi tutti ammalati. Dei 72 per i quali era stato chiesto il rinvio a giudizio all’inizio, 56 erano difesi comunemente dall’avvocato Raffaele Pacifico. Alcuni sono già usciti al procedimento. Gli altri autisti erano difesi dagli avvocati Sara Lamio, Nico Bartolucci e Francesca Versari.

Il futuro in aula

Il procedimento giunto ieri ad una fase nel quale potrebbe anche interrompersi. Start ha infatti manifestato la possibilità di ritirare la propria costituzione di parte civile. Aprendo le porte ad un futuro di contrattazione con i propri autisti e dipendenti del tutto diverso rispetto al passato.

Contemporaneamente gli autisti eviterebbero di intasare l’aula di giustizia per un tempo smodato. Per far testimoniare tutti sulla propria malattia certificata si andrebbe ben aldilà dei tempi di prescrizione. Per chiudere dunque gli aspetti penali della vicenda il giudice ha rinviato l’udienza al prossimo 11 dicembre. Quando, a quel punto, sia Start che gli avvocati difensori potranno mettere a disposizione del giudice una situazione nuova ed all’insegna della “pace giudiziaria”.

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