CESENA

Bambino di 8 anni colpito da pallini da caccia a Cesena, il racconto del padre

Famiglia terrorizzata per l'attività venatoria. "Bisogna aspettare che qualcuno muoia prima di intervenire?"

di GIORGIA CANALI

19/09/2018 - 07:45

Bambino di 8 anni colpito da pallini da caccia a Cesena, il racconto del padre

CESENA. «Bisogna forse aspettare che qualcuno si faccia male in modo serio o, peggio, che qualcuno muoia prima di intervenire?». È un fiume in piena il babbo del bambino di 10 anni che nella mattinata di domenica scorsa è stato impallinato da un cacciatore, mentre stava giocando nel cortile di casa, in via Confine di San Giorgio.

Dalla ricostruzione che fa dell’accaduto si percepisce ancora, pur a distanza di un paio di giorni, la paura e la rabbia provata in quei momenti. «Non mi pento di come ho reagito, di aver chiamato i carabinieri e l’ambulanza - dichiara - La mia reazione forse è stata esagerata, ma quando ho sentito mio figlio urlare di dolore ho solo pensato a correre in direzione di chi aveva sparato. Per fortuna, è stato colpito solo di rimbalzo, ma poteva andare peggio».

Assediati da 50 cacciatori

Non si è trattato di un singolo errore, ma dell’evento culminante di una mattinata carica di tensione: «In quella zona la caccia era stata chiusa per un paio di anni, e quindi ora è popolatissima di lepri - riferisce l’uomo - Domenica mattina, nel raggio di un chilometro, ci saranno stati una cinquantina di cacciatori. Sono stati tutti ligi alle regole fino a quando c’è stato il guardiacaccia in zona, ma appena si è allontanato per andare a controllare un’altra area ognuno ha cominciato a fare come voleva».

L’avvertimento dell’amico

La particolare concentrazione di cacciatori era testimoniata anche dal gran numero di auto parcheggiate in zona («sembrava il lungomare di Cesenatico») e dalla frequenza degli spari. «Quella mattina c'era anche un mio amico, che era passato a salutare - racconta ancora il padre del bimbo - Stavamo preparando il necessario per fare la conserva di pomodoro in un tavolo fuori, a 8 metri dalla porta di casa. Poco prima che il mio amico se ne andasse, gli ho detto che dovevo andare a prendere una bombola che si trovava in un capanno nel mio terreno un più in là rispetto alla casa e lui, ridendo, mi ha chiesto se ero sicuro di voler andare, di stare attento a non finire impallinato».

Attimi di terrore

La frequenza e la vicinanza alla casa degli spari era tale che ad un certo punto, mentre moglie e figli continuavano nei preparativi per la conserva, lui si è allontanato di qualche metro per chiamare i carabinieri: «Mi hanno risposto quelli della stazione di Milano Marittima, che mi hanno messo in contatto con quelli di Forlì, a cui erano arrivate già diverse segnalazioni. Proprio mentre ero al telefono con loro, qualcuno ha sparato in mezzo al campo ad altezza uomo. Mia moglie per lo spavento si è nascosta sotto il tavolo. Mio figlio ha cominciato ad urlare, si contorceva dal male e diceva “brucia, brucia!”. Mia figlia di 14 anni, che ha visto la scena mentre usciva di casa, ha cominciato a piangere e a urlare “gli hanno sparato”; era terrorizzata. Io ho fatto in tempo a gridare al telefono che avevano sparato a mio figlio, e ho lanciato il telefono e sono corso in direzione dello sparo. Ad accudire mio figlio c’era mia moglie, la mia priorità in quel momento era beccare chi aveva sparato».

Un vile fuggi fuggi

Il tentativo è stato vano. È riuscito ad intercettare solo un gruppetto di cacciatori, che ha dichiarato di aver visto una persona, che nessuno conosceva, che si era allontanato in tutta fretta: «Quando si sono passati la voce per dirsi che la guardia era andata via, si conoscevano tutti. Ma quando mio figlio è stato colpito, nessuno sapeva più nulla. Appena si sono resi conto che era successo qualcosa, sono scappati. Nessuno che sia venuto a chiedere cosa era successo. Le uniche persone che si sono fermate sono quelle che ho intercettato io».

Atto d’accusa

Ora l’uomo cerca di sdrammatizzare, ma la rabbia è ancora tanta: «A mio figlio ho detto che la prossima volta che gli sparano non deve urlare, altrimenti spaventa le lepri».

«Io non ce l’ho con i cacciatori, ce l’ho con chi non rispetta le regole e mette in pericolo gli altri. Attorno a casa mia, domenica mattina, il 99% dei cacciatori non erano veri cacciatori. E a chi minimizza dico: cosa deve succedere perché qualcuno prenda provvedimenti?».

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