Venerdì 30 Settembre 2016 | 10:19

FERITI IN CENTRO A SIENA

Tifosi picchiati, Cesena a processo come parte lesa

 Tifosi picchiati, Cesena a processo come parte lesa

CESENA. «Ho dato mandato ai nostri consulenti legali per far sì che il Cesena possa costituirsi come parte lesa nell’aggressione subita dai sei tifosi in centro a Siena. E’ ora di dare un segnale forte contro queste persone che con il calcio proprio non c’entrano nulla, mettendosi di fianco a chi invece vuole andare allo stadio e divertirsi serenamente».

Tre coppie di tifosi del Cesena aggredite in piazza del Campo a Siena da una decina di ultras bolognesi “a caccia” per le strade della Toscana. Giorgio Lugaresi, presidente del Cesena Calcio ci è rimasto male. E’ arrabbiato e non lo nasconde. Al punto da voler muovere, per quanto possibile dal punto di vista legislativo, e far sì che le leggi vengano applicate nella maniera più dura. Provando a dissuadere il ripetersi di episodi simili in futuro.

«Come Cesena - spiega - abbiamo appreso dai giornali di quanto era accaduto. E’ una bruttissima storia: che sta a dimostrare come ci sia gente senza la testa sulle spalle che gira per le strade con la scusa del calcio ma che non deve stare in nessuna maniera vicina alle società di calcio».

A Siena, in una zona ben lontana dallo stadio, tre coppie di Cesena sono state affrontate da ultras del Bologna scesi nella città gemellata dal punto di vista del tifo. Hanno riconosciuto come cesenati le tre coppie. Li hanno aggrediti mandando 4 persone all’ospedale. Le medicazioni parlano di prognosi da 5 giorni per escoriazioni fino a 30: una ragazza che ha riportato la frattura del setto nasale. La Digos di Siena ha già denunciato uno degli aggressori bolognesi. Ora ha inviato le immagini delle telecamere di sicurezza del centro alla Squadra tifoserie della Digos di Bologna. L’idea è di riconoscere anche gli altri aggressori (una decina). Denunciarli e munirli di nuovi Daspo. L’ultras già denunciato aveva un Daspo di 3 anni. E’ già partita la proposta per affibbiargli un altro allontanamento dagli impianti sportivi. Questa volta per 5 anni e per la zona di Siena.

«Provo un’amarezza profonda per l’accaduto - spiega Lugaresi - Anche se giuridicamente non sarà facile entrare come parte lesa in questo processo ci proveremo. E’ giusto fare tutto il possibile per fermare queste persone. Se vivessimo in un Paese normale probabilmente una volta individuate, queste persone pagherebbero pesantemente. Invece temo sempre che si vada con mano leggera su questi episodi. Ma non è giusto: per chi subisce violenze fisiche e psicologiche così gravi. Nel rispetto per chi ama qualsiasi tipo di sport, non solo il calcio. Perché qui il calcio non c’entra». Lugaresi scende nello specifico ricordando anche vicende del passato: «Non so cosa abbia “sta gente” dentro. Che tipo di rabbia li muova. Usare la mano pesante è l’unico modo per non continuare a far finta che il problema non esista. In Italia abbiamo fatto tornelli e recinzioni attorno agli stadi per non voler affrontare i problemi. Per non voler andare a prendere quelli che in realtà sono al massimo una trentina di dementi mossi da chissà quali istinti. Ricordo (quando ero presidente del Cesena nel precedente mandato) come il ministro Pisanu fece spendere milioni di euro di soldi pubblici (anche a Cesena) in recinzioni e barriere. Che sarebbero inutili: basterebbe fermare e punire questa gente e negli stadi non accadrebbe mai nulla. In quel periodo io ero fuori regione. In ospedale ad accudire mia moglie. Passavo le notti in assistenza assieme ad altre persone. Seduto su una sedie di formica. I soldi spesi negli stadi e nelle barriere, per non voler prendere e fermare poche persone come quelle che hanno agito a Siena, andrebbero impiegati per migliorare le strutture ospedaliere. Fa male pensare che si continui a voler girare attorno a problematiche come queste. Di facile soluzione, se soltanto lo si volesse».

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