CESENA

L’export agroalimentare romagnolo continua a essere un perno economico

Crescita del 12,8%, per un valore di 550 milioni di euro e gli occupati volano a +22%

22/06/2018 - 16:45

L’export agroalimentare romagnolo continua a essere un perno economico

CESENA. Il sistema agroalimentare della Romagna conferma di essere un perno dell’economia regionale e continua a cavalcare l’onda dell’export, che l’anno scorso è cresciuto del 12,8%, toccando i 550 milioni di euro per la provincia di Forlì-Cesena. La produzione lorda vendibile vale la bellezza di 1 miliardo e 280 milioni di euro, il 10,7% in più del 2016: un incremento che porta a superare abbondantemente un quarto della quantità totale dell’Emilia-Romagna.

Sono i punti più significativi del Rapporto sul sistema agroalimentare della Romagna per l’anno 2017, che è stato presentato due giorni fa a Forlì, nella sede della Camera di Commercio.

Le imprese di produzione “alimentari e bevande” nel Cesenate, nel Forlivese, nel Ravennate e nel Riminese, nel corso 2017 sono risultate 1.072, pari al 12% del totale delle imprese romagnole e al 22,3% del totale regionale.

Gli scambi commerciali di prodotti alimentari sono in miglioramento costante dal 2013 con valori pari a 2.306 milioni di euro per l’import (+1% rispetto al 2016) e di 1.414 milioni per l’export (+12,8%). Il contributo di prodotti agroalimentari alla formazione della bilancia commerciale è pari al 33% per l’import e al 14% per l’export.

«Il sistema agroalimentare - ha dichiarato Fabrizio Moretti, presidente della Camera di commercio della Romagna - rappresenta un elemento strategico e fondamentale non solo del nostro tessuto economico, ma anche della nostra società e contribuisce fortemente a delinearne l’identità».

Roberto Pinza, presidente della Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì, ha sottolineato: «L’importanza del sistema agroalimentare per lo sviluppo del territorio romagnolo trova immediata e piena conferma nei numeri: 6.665 imprese agricole con quasi 30.000 occupati che coprono le più varie produzioni agricole e zootecniche. Ma ciò che rende davvero unico questo sistema aprendolo a nuove possibilità di sviluppo, anche in loco oltre che sul piano dell’export, è la relazione con il paesaggio e con il cibo visto in termini culturali».

Simona Caselli, assessora regionale all’Agricoltura, ha fatto notare che «per il terzo anno consecutivo il settore ha fatto registrare una crescita del valore della produzione in Emilia-Romagna, che supera quota 4,8 miliardi di euro. È un nuovo record storico per il comparto agricolo, al quale la Romagna ha contribuito come sempre assai validamente».

Gian Luca Bagnara, presidente Fiera di Forlì e del Collegio Periti Agrari e Periti Agrari Laureati Forli-Cesena, ha indicato come punti di forza dell’agricoltura romagnola la «ricca varietà di prodotti» e la filiera che ha saputo «sviluppare il sistema della logistica del fresco, il packaging, e tutti i servizi necessari a creare valore aggiunto sul territorio».

Le esportazioni continuano a essere fondamentali e Germania e Francia sono i due principali mercati esteri per i prodotti agricoli sia della Romagna che dell’Italia. Le esportazioni di frutta fresca (257 milioni) e di sementi (105 milioni) rappresentano il 77,4% delle esportazioni agricole romagnole. I prodotti più importanti, sono kiwi (esportazioni di 85 milioni di euro) e pesche (64 milioni). La Romagna contribuisce in modo significativo alle esportazioni nazionali di prugne (41,5%), pesche (37,7%) e albicocche (33,7%).

Il vino sfuso viene esportato per 69 milioni di euro, pari al 36,8% del suo export nazionale. Le vendite, sempre all’estero, di prodotti del florovivaismo valgono 21 milioni (-0,6%). Dalla Romagna partono per l’estero oltre i tre quinti delle esportazioni nazionali di sementi di ortaggi.

Il tasto dolente sono i prezzi. Nel 2017 si è avuto un netto calo dei ricavi di pesche (-31%) e nettarine (-33,2%) rispetto al 2016, dovuto alla riduzione dei prezzi del 20-25% nonostante la marcata riduzione delle superfici. Per gli avicoli si è avuto invece un aumento dei prezzi per i polli (+8,7%), con una riduzione delle quantità di circa il 3%.

L’occupazione agricola è aumentata nel 2017 nella maggior parte delle regioni e il maggior incremento si è registrato nella provincia di Forlì-Cesena, con una crescita di quasi 2.900 unità (+21,8%).

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