CESENA

Trapianto autologo di staminali: la rete garanzia di qualità

È uno dei più importanti e più vasti sistemi di integrazione in ambito trapiantologico in Italia

di GIORGIA CANALI

15/06/2018 - 15:22

Trapianto autologo di staminali: la rete garanzia di qualità

CESENA. È un lavoro di rete che funziona quello messo in pratica all’Ausl Romagna. Ne è testimonianza, come ha sottolineato ieri mattina in conferenza stampa il direttore dell’Ausl Romagna Marcello Tonini, la serie di certificazioni ottenute dalla Rete del Trapianto Autologo delle Cellule Staminali della Romagna, un primo esempio dell’attuazione della Rete Oncoematologica della Romagna che coinvolge l’Istituto Tumori della Romagna (Irst) Irccs di Meldola e l’Ausl Romagna.

La rete

La Rete del Trapianto Autologo coinvolge in un unico programma, riconosciuto dal livello regionale, dal Centro Nazionale Sangue (Cns) e dal Centro Nazionale Trapianto (Cnt), dalle società scientifiche competenti in Italia e in Europa (Gitmo e Ebmt) e in via di accreditamento internazionale Jacie, le unità di Ematologia dell’Ausl della Romagna (Ravenna e Rimini), le unità di Ematologia e trapianti oncologici dell’Irst Irccs di Meldola, i Servizi Trasfusionale Ausl ed il Laboratorio di Processazione delle Cellule di Pievesestina.

Unica in Europa

Con i suoi 1,1 milioni di abitanti di bacino d’utenza e oltre 100 trapianti autologhi l’anno quella romagnola rappresenta uno dei più importanti e vasti sistemi di integrazione in ambito trapiantologico, è la terza rete italiana riconosciuta dagli enti certificatori italiani, l’unica rete extra metropolitana attiva in Europa. «Uno dei vantaggi del lavorare in rete - ha spiegato Stefano Busetti, direttore sanitario dell’Ausl Romagna - è quello di riuscire a tenere insieme l’attività clinica consolidata, con quella più di frontiera, e che questa possa tradursi in prassi consolidata non appena pronta».

Omogeneità, qualità, sicurezza

La rete clinico-assistenziale guidata dal direttore del programma, il dottore Francesco Lanza, riunisce le diverse fasi di un processo complesso in cui la perfetta esecuzione di ogni passaggio è decisiva per il successo della procedura. L’obiettivo è quello di garantire omogeneità, qualità e sicurezza delle cure.

«La risposta alla complessità di questo modello - ha spiegato, il direttore sanitario Irst Irccs Mattia Altini - è il software che abbiamo creato a supporto del percorso che consente di tracciare le diverse fasi del percorso, la condivisione delle informazioni in tempo reale»

Cos’è il trapianto autologo

Il trapianto autologo di cellule staminali ematopoietiche consiste nella reinfusione delle cellule del paziente stesso, raccolte e congelate prima della terapia ad alte dosi. La somministrazione di alti dosaggi di trattamenti oncologici, infatti, ha come controparte una serie di tossicità, la più importante delle quali riguarda il midollo osseo e la distruzione dei precursori delle cellule del sangue. La reinfusione può determinare una rigenerazione del midollo. L’ematologia, che si occupa delle malattie del sangue e dei tessuti correlati, è una branca altamente specialistica che necessita, per una corretta diagnosi e la messa a punto di cure su misura, di una serie di indagini di laboratorio essenziali a una corretta pianificazione terapeutica.

Il ruolo del Laboratorio Unico

La diagnostica ematologica di laboratorio viene effettuata per tutta la Romagna dal Laboratorio Unico di Pievesestina, cosa che consente una uniformità di diagnosi in tutto il territorio della Romagna. «Questa concentrazione - ha spiegato, la responsabile dell’Officina Trasfusionale della Romagna di Pievesestina, Vanessa Agostini - consente di avere aree dedicate, sanificate e sottoposte a monitoraggio ambientale, di poter far lavorare il personale in tutta sicurezza con ricadute positive anche sulla qualità e la sicurezza del prodotto finale». Un tappa del percorso, quest’ultima, destinata a crescere ulteriormente in qualità: «Siamo in fase di acquisizione di un macchinario che ci consentirà di lavare il sangue trattato per pulirlo dagli agenti crioprotettori, che ci consentono di conservare a lungo le cellule staminali del paziente, ma danno tossicità».

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