CESENA

Scritto antisemita nella chiesa I missionari all’oscuro di tutto

Don Guido Gioia: «Non è di certo un’iniziativa nostra o dell’Ordine. Qualche fedele porta libri da casa»

di GIAN PAOLO CASTAGNOLI

11/05/2018 - 12:48

Scritto antisemita nella chiesa I missionari all’oscuro di tutto

CESENA. Da dove è arrivato quel libretto antisemita che è stato visto per caso da una persona entrata nella storica chiesa dei Servi? La domanda forse è destinata a restare senza risposta. Ma un primo punto fermo sembra esserci: non sono stati i missionari del Preziosissimo Sangue a metterlo sul tavolo vicino all’entrata dove sono appoggiate varie pubblicazioni a disposizione dei fedeli. Lo assicura don Dino Gioia, uno degli appartenenti all’Ordine a cui fa capo quell’edificio religioso in pieno centro. Raggiunto in chiesa, ha spiegato di non sapere nulla di questa segnalazione lanciata su Facebook e delle polemiche che ne sono seguite. Non si è proprio accorto della presenza di quell’opuscolo intitolato “I vignaioli perfidi” e scritto da don Giorgio Maffei, sacerdote ferrarese ultratradizionalista morto tre anni fa a Rimini. Ora non c’è più, ma dice che, come non è stato messo, non è stato neppure tolto da lui o da altri suoi fratelli missionari, che sono rimasti ormai pochissimi qui a Cesena. Suppone quindi che sia «rimasto lì per pochi giorni». Sicuramente - sottolinea - «non è stato diffuso su iniziativa nostra o del nostro Ordine».

Mano misteriosa di un fedele?

Don Dino spiega che non tutte le pubblicazioni che si trovano all’interno della chiesa dei Servi vengono messe lì dai missionari che hanno messo radici in quel complesso dal 1834. E aggiunge che ci sono «persone che quando vengono in chiesa portano qualche libro da casa». A questo punto, è probabile che quella sia la fonte di un libro in cui non ci si limita a criticare teologicamente gli ebrei in quanto bollati come gli “assassini di Gesù”, ma si arriva a dire che, anche se fu troppo feroce, la «reazione» dei nazisti contro quella comunità va «spiegata, se non giustificata» con «le trame» che gli ebrei avrebbero sempre fatto fin dall’antichità.

Sono parole intollerabili che fanno parte del classico “armamentario” antisemita. Per fortuna, prima Papa Giovanni Paolo II, poi Benedetto XVI e ora Francesco hanno cancellato quella macchia che per troppo tempo ha accompagnato i cristiani. Senza dimenticare le lodevoli eccezioni di qualche sacerdote che aiutò famiglie ebree a scampare alla Shoah. A quanto pare, però, restano singoli fedeli che trovano normale diffondere certi veleni in quelli che nel terzo millennio dovrebbero finalmente essere diventati luoghi di pace e fraternità.

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