CESENA

Rapine in tre farmacie in due settimane: dietro le sbarre il “palo” di una banda

Colpi nelle attività a Sant’Egidio, alla Fiorita e a Poggio Torriana con coltellaccio e pistola. Individuato grazie a quattro testimoni preziosi un ventenne, caccia aperta ai complici

di GIAN PAOLO CASTAGNOLI

28/04/2018 - 16:45

Rapine in tre farmacie in due settimane: dietro le sbarre il “palo” di una banda

CESENA. Nel giro di due settimane ha fatto da palo in tre rapine messe a segno: due a Cesena, nelle farmacie di Sant’Egidio e della Fiorita, e una a Poggio Torriana. Ma una indagine condotta “alla vecchia maniera”, con quattro testimoni che si sono rivelati decisivi, ha consentito ai poliziotti del Commissariato di Cesena di individuarlo.

Ventenne in carcere

Così per un ventenne di origine moldava ma regolarmente residente in città da anni, è scattata un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, con l’accusa di rapina continuata, aggravata e in concorso. La richiesta è stata avanzata dalla pm Federica Messina, che ha coordinato il lavoro della squadra di polizia giudiziaria del Commissariato di Cesena, diretta dal sostituto commissario Paolo Di Masi. La gip Monica Galassi ha accolto l’istanza, disponendo la misura cautelare, che tre giorni fa è stata eseguita dagli agenti.

Il colpo a Sant’Egidio

Tutto ha avuto inizio lo scorso 23 febbraio, quando una volante è stata chiamata in via Madonna dello Schioppo a seguito di un colpo subìto dalla titolare della farmacia Cristina Cecchini e da una dipendente che era assieme a lei. Erano le 15.35 e il ragazzo, semi travisato sotto un ombrello e con un cappello in testa, si era appostato vicino all’ingresso del pubblico esercizio, per allontanare eventuali clienti. In effetti una persona di una certa età si era avvicinata e gli aveva detto in modo brusco di andarsene, perché la farmacia era chiusa. Intanto, un paio di complici erano entrati, mostrando un coltello lungo una ventina di centimetri e una pistola e intimando alle malcapitate che erano all’interno di consegnare il denaro. La titolare era stata chiamata anche per nome da un malvivente, che le aveva detto di stare «zitta». Dalla cassa erano stati arraffati 1.000 euro, ai quali se ne erano aggiunti 45 presi dal portafoglio della dipendente che era presente. Dopodiché i banditi si erano dileguati.

Quattro testimoni decisivi

L’impianto di videosorveglianza ha registrato qualche immagine, ma questa volta non è stato quello l’ausilio più importante di cui si sono valsi gli inquirenti. Sono state preziosissime le informazioni fornite da quattro testimoni che sono stati ascoltati dalla polizia del Commissariato guidato dal primo dirigente Giorgio Di Munno. In particolare, sono via via emersi dettagli su un’auto sospetta che era stata vista in zona e che ha poi consentito di risalire al suo proprietario, che era appunto il “palo” che ora è rinchiuso in carcere: Eduard Zagrencu, che nonostante la giovane età (è nato nel 1997) aveva già qualche piccolo precedente di polizia. Una delle persone ascoltate ha riferito che la vettura era una utilitaria. Un’altra ha aggiunto che era di colore nero. Un’altra ancora ha fatto presente che aveva una ammaccatura in un punto preciso della carrozzeria. L’ultimo testimone ha saputo precisare il modello dell’auto. A quel punto, una rapida ma accurata indagine ha permesso di chiudere il cerchio, anche grazie ad altri indizi schiaccianti (per esempio, la descrizione dei vestiti indossati).

Le altre due rapine

Da subito erano parse evidenti somiglianze tra quella rapina e un’altra rapina che era stata compiuta due giorni prima, sempre in una farmacia, ma questa volta in via Roncofreddo. Là il bottino aveva sfiorato i 2.000 euro: 1.700 euro di fondo cassa e 245, oltre a bancomat, carta di credito e documenti personali, portati via alle tre persone presenti.

Ma non è finita qui. Successivamente, il 6 marzo, un altro colpo, per il quale è stato possibile attribuire una partecipazione allo stesso ragazzo moldavo (al pari dei due messi a segno a Cesena), è stato fatto in una parafarmacia a Poggio Torriana. In quel caso l’intenzione era quella di effettuare una spaccata, in un orario (le 2 di notte) in cui l’attività è abitualmente chiusa. Ma proprio lì e in quel momento si svolgeva il turno notturno, e quindi era presente del personale, che è stato costretto a consegnare i 300-350 euro che erano in cassa. Con la conseguenza che l’episodio è stato classificato come rapina vera e propria.

Indagini avanti

In tutti i casi, oltre al ventenne finito dietro le sbarre, c’erano altre persone e perciò le indagini stanno proseguendo. Per ora c’è il massimo riserbo, ma è probabile che qualche altro colpevole delle tre rapine venga assicurato alla giustizia.

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