CESENA

Via al processo Carisp: in ballo una richiesta di risarcimento da 40 milioni

La Fondazione di Lugo ci punta ma un'accusa è quasi prescritta e l'altra non è forse monetizzabile

di DANIELE DELLA STRADA

22/01/2018 - 15:53

Via al processo Carisp: in ballo una richiesta di risarcimento da 40 milioni

CESENA. Si apre oggi il processo alla vecchia gestione della Cassa di Risparmio di Cesena. Sono due le imputazioni comuni a quasi tutte le persone rinviate a giudizio sulle quali si dibatterà parecchio, soprattutto in fase di richieste da parte delle centinaia di parti civili in causa. Dieci i soggetti alla sbarra su cui punterà il dito il pm Francesca Rago, dopo le indagini della guardia di Finanza di Cesena.

Tra le 639 parti civili già entrate a procedimento, tutelate dagli avvocati Grazia Angelucci, Vincenzo Bellitti, Bruno Barbieri, Lorenzo Casalboni, Gianluca Betti, Carlo Zoli, Luca Ferrini, Alessandro Sintucci, Danilo Mastrocinque, Yano Giovannini, Beatrice Capri, Massimo Belleffi, Antonio Baldacci e Grazia Angelucci, ci sono anche associazioni di difesa dei consumatori come Adulsbef, Codacons, Federcosumatori, Adicosum, Adoc.

La Fondazione di Lugo

Ma una parte civile in particolare che inciderà parecchio dal punto di vista del “peso” finale in caso di condanna. È la Fondazione Cassa di Risparmio di Lugo e Banca del Monte. Possedeva 3 milioni di azioni: da sola aveva dunque in mano il 12% circa della vecchia banca. La svalutazione avvenuta durante il salvataggio del Fondo Interbancario ha creato a questa Fondazione un danno enorme. Al punto che la richiesta di risarcimento avanzata da questa parte civile potrebbe aggirarsi, da sola, attorno ai 40 milioni di euro.

Duplice accusa

Due i capi d’imputazione. La prima è falso in bilancio. È un’accusa mossa a quasi tutti gli indagati (difesi dagli avvocati dagli avvocati Marco Martines, Mariano Rossetti, Paolo Bontempi, Massimo Solaroli, Bruna Romagnoli, Luca Sirotti, Emanuela Orselli, Giovani Scudellari, Alessandro Melchionda). A partire da Germano Lucchi, in qualità del presidente dell’allora cda, Enrico Bocchini in qualità di membro pro tempore del cda, Giovanni Maria Boldrini, Francesco Carugati, Pier Angelo Giannessi, Mario Riciputi, e Giovani Tampieri quali membri del cda di Crc; Vincenzo Minzoni in qualità di presidente del collegio sindacale Crc, Adriano Gentili come direttore generale del cda e Luigi Zacchini, membro del collegio sindacale Crc. Nell’ipotesi accusatoria, gli amministratori in concorso tra loro sono stati rinviati a giudizio per aver approvato il bilancio della Cassa di Risparmio di Cesena Spa ed il consolidato al 31 dicembre 2012.

Le stesse persone saranno processate per ostacolo all’esercizio delle funzioni delle autorità pubbliche di vigilanza, con pene potenziali che vanno da 1 a 4 anni di reclusione, raddoppiate se si tratta di società quotate in Borsa. Sono finiti nei guai per questa accusa gli amministratori sempre per aver approvato il bilancio 2012, il presidente del cda per aver effettuato le comunicazioni alle autorità pubbliche di vigilanza, il direttore generale per la stessa comunicazione alle autorità di vigilanza ed aver reso parere ed effettuato la relazione a bilancio 2012, i sindaci a titolo di concorso omissivo in relazione alla posizione di garanzia rivestita per il bilancio ma anche per l’obbligo di vigilare sull’amministrazione della società e farsi garanti dell’osservanza della legge e per aver esposto a quel bilancio dati non rispondenti al vero. Il nodo principale è che «non sono state maggiori perdite per 15 milioni di euro legate alle sofferenze del Gruppo Isoldi con conseguente mancata segnalazione alla centrale Rischi di Banca d’Italia».

Il fattore della prescrizione

La lotta in aula tra difesa e parti civili sarà serratissima soprattutto su un argomento. Le parti civili potrebbero agevolmente chiedere risarcimento a fronte di una condanna per la prima accusa, quella di falso in bilancio. Ma difficilmente arriverà, per un semplice motivo: la prescrizione per questo reato scatterà ad aprile 2018 ed è praticamente impossibile che le udienze si concludano in tempo utile perché il giudice decida alcunché nel merito.

Diverso il discorso per l’accusa di ostacolo alla vigilanza, concretizzatasi, per la Procura, in operazioni volte a nasconder il “buco Isoldi” a Banca d’Italia.

Qui la prescrizione ha tempi tali da permettere una conclusione del processo, con una sentenza del giudice. Non è però per nulla scontato che le parti civili siano ammesse a risarcimento per un’imputazione del genere. Sarà di certo il principale terreno di battaglia tra le parti da questa mattina in aula.

L’undicesimo imputato

Chiamato a giudizio, dopo le indagini effettuate dalla Guardia di Finanza di Cesena, c’è anche un undicesimo imputato: la Cassa di Risparmio di Cesena Spa attuale. Il rinvio a giudizio riguardava il presidente del precedente cda: Carmine Lamanda. Qui, in caso di condanna, non c’è in ballo una responsabilità diretta, ma un’eventuale responsabilità che potrebbe tradursi in un pagamento da fare allo Stato (a seconda di quanto dovesse decidere il giudice), sotto forma di quote societarie da cedere. Non è detto che sia sempre Lamanda a docere sostenere queste accuse. La banca ora è a guida Credit Agricole e facilmente potrebbe cambiare dunque anche il nome di chi si difenderà in aula.

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