AZIENDE DA SPOGLIARE CON FIDEIUSSIONI FASULLE

«Reclutato come operaio. Non sapevo delle operazioni»

Ai domiciliari nell'ex sede Aldini l'unico cesenate coinvolto nell'inchiesta è stato sentito dal Gip

«Reclutatocome operaio. Non sapevo delle operazioni»

CESENA. Abita ancora in quella che fu la sede della fallita ditta edile Aldini. Qui sta aspettando agli arresti domiciliari che il gip Luisa Del Bianco decida se rimetterlo o meno in libertà. È l’unico nome cesenate della rosata di 8 colpiti da ordinanza di custodia in tutta Italia.

Giuseppe Tramontano (difeso dall’avvocato Mirko Bartolini) ieri ha sostenuto l’udienza di convalida ed ha parlato della vicenda che lo vede tra i protagonisti al Gip. Il caso è quello portato alla luce dalla Guardia di Finanza di nell’inchiesta coordinata dalla procura della cosiddetta operazione “Mister James”.

Un gruppo, ora ristretto nella libertà tra carcere e domiciliari, che si dedicava ad entrare nelle società in crisi anche con l’utilizzo di false fideiussioni, per spogliarle dei beni rimasti fino al fallimento. Per un giro di affari complessivo che è stimato dall’accusa attorno ai 200 milioni.

Un gruppo che durante l’indagine si era “distinto” per essersi prestato dal liquidatore di Olidata come rappresentanti della “Sigma Energy”, prospettando la possibilità di garantire i creditori se l’azienda avesse continuato nella produzione. Anche attraverso un aumento di capitale.

Fu il liquidatore della società a capire che qualcosa in quella operazione era poco chiara, Il fondo che avrebbe dovuto garantire la fideiussione (il Qws del Quatar) era inesistente e vene allertata la Guardia di Finanza.

Le fiamme gialle si erano trovate anche due anni prima a Cesena di fronte ad una anomalia durante un fallimento. A Luglio 2015 la ditta edile Aldini aveva presentato al tribunale una richiesta di concordato preventivo. Un concordato a cui ha rinunciato di lì a poco perché la stessa “Sigma Emergy” di Bergamo si era offerta di esperire alle mancanze economiche della Aldini, garantendo i creditori con una fideiussione e consentendo all’apparenza di continuare nell’attività.

Invece la società venne “liberata” dai propri beni. Gru, camion, macchinari, beni strumentali e soldi, che portano ad una bancarotta fraudolenta. Naturalmente tutti i creditori che si sentivano tutelati da una fideiussione sono rimasti a bocca asciutta.

Giuseppe Tramontano, 50 anni, unico residente a Cesena del gruppo, in Romagna ha spostato la sua famiglia. E’ agli arresti domiciliari in quella che una volta era la sede della ditta Altini. E per la Procura era il braccio operativo romagnolo dell’organizzazione composta da tutte le altre persone colpire da ordinanza di custodia (in particolare Francesco Delle Cave, 50 anni di Afragola, Davide Giovani Ferreri, 50enne di Siracusa considerati i vertici dell’organizzazione).

Al Gip si è proposto invece come ulteriore vittima di questo sistema. Lui che, dalle carte, formalmente risulta ai vertici amministrativi di almeno due delle società utilizzate per le stangate.

Al Gip ha detto di essersi trasferito in Romagna su indicazione di alcuni degli altri colpiti da ordinanza di custodia. Nella zona di Napoli dove viveva era disoccupato e gli era stato garantito che il Romagna c’era lavoro. Ha detto di essere un operaio e di aver confidato nelle opportunità di un trasferimento a Cesena al punto da aver portato con sé tutta la famiglia.

Le firme che lo investono di cariche direttive in alcune società? Al giudice ha spiegato che gli erano state fatte firmare delle carte. Ma che probabilmente quelle firme sono state poi clonate anche altrove senza che lui ne fosse consapevole. Ritagliandogli così un ruolo che in realtà non ha. Il giudice Luisa Del Bianco si è riservata sulla sua sorte.

L’avvocato difensore per Tramontano ha chiesto la remissione in libertà in attesa di giudizio dagli arresti domiciliari dove ora si trova nella vecchia sede Aldini.

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