AL BUFALINI

Operazioni al cervello a paziente sveglio per lottare contro il peggiore dei tumori

E un nuovo progetto di studi per combattere il glioblastoma

di SERENA DELLAMORE

29/11/2017 - 11:37

Operazioni al cervello a paziente sveglio per lottare contro il peggiore dei tumori

CESENA. Un nuovo progetto dell'Irst per la lotta al più aggressivo e comune dei tumori alla testa: il glioblastoma. È una delle più aggressive fra le neoplasie del sistema nervoso centrale, una malattia che colpisce dai 5 agli 8 pazienti su 100mila abitanti. Un tumore che normalmente non lascia scampo: sebbene oggi la sopravvivenza sia di 16-22 mesi per il 40% dei malati, quadruplicata dal 10% di pochi anni fa.

I dati

Nel 2017, come ha specificato Luigino Tosatto direttore della Neurochirurgia dell'Ausl Romagna, che ha sede al Bufalini, sono stati 1.400 gli interventi effettuati dal reparto, più altri 500 nelle sedi di Lugo e Faenza, dove vengono trattate le patologie del sistema nervoso periferico, ed altri 100 a Cattolica. Di questi la metà ha trattato patologie oncologiche del sistema nervoso e 70-80 casi sono stati di glioblastoma. Gli altri interventi erano per patologie spinali o legate al trauma center.

Il più maligno

«Il gliobastoma - ha spiegato Tosatto - è un tumore primitivo del cervello, il più comune ed il più maligno che colpisce cellule che costituiscono il sistema nervoso. Diviso in 4 stadi, il glioblastoma rappresenta il 50% di queste forme tumorali e colpisce due fasce d'eta: i 60 e 70enni, ma negli ultimi anni pare che stia aumentando come numero di casi e colpendo pazienti sempre più giovani. È un tumore dal quale difficilmente si guarisce, si hanno circa due anni di vita dalla diagnosi, ma fino a pochi anni fa erano dai 6 ai 12 mesi. Il nostro impegno è di far sopravvivere il paziente il più a lungo possibile e nel miglior modo possibile. Inoltre non esiste una prevenzione fino ad oggi e lavoriamo sulla sensibilizzazione della popolazione e sui medici di base per identificare i sintomi latenti, che possono essere cefalee, disturbi della sensibilità e della forza, anche modesta, agli arti».

Nuova chirurgia

Si tratta di un carcinoma non solo terribile, ma anche “intelligente” «Perché le sue cellule hanno un'alta capacità di riproduzione, di muoversi ed infiltrare il tessuto celebrale sano ed inoltre producono una sostanza capace di richiamare vasi sanguigni per meglio vascolizzare il tumore. Negli anni i trattamenti sono migliorati e Cesena è un'eccellenza. I risultati migliori li otteniamo quando riusciamo ad asportare il massimo possibile del tumore, ma tutto dipende dalle aree del cervello in cui si trova. Vi sono aree in cui non possiamo operare. Per questo la prossima settimana per la prima volta due pazienti saranno operato da svegli, così da controllare in tempo reale quello che stiamo facendo».

È una novità per Cesena. Il chirurgo, in sala operatoria, si rende conto “in tempo reale” su quali zone del cervello poter incidere ed asportare senza ledere al paziente porzioni fondamentali legate ad esempio al movimento o alla vista. Paziente che, da sveglio, risponde a comandi specifici che gli vengono imposti per tenere monitorate le zone del cervello che si vanno a “toccare” chirurgicamente.

La ricerca su questi tipo di carcinoma risulta quanto mai importante, come ha sottolineato anche Giorgio Martelli direttore dell'Irts dove si studiano anche terapie mirate ed immunoterapie, sulle quali fra Irts ed Ausl Romagna dovrebbe partire a breve un progetto.

Studi

Il nuovo progetto di ricerca sul glioblastoma «Si propone di mettere a punto diverse strategie tramite l'analisi del sangue e del liquido rachido-spinale nei pazienti per identificare indicatori prognostici e predittivi di questo tumore - ha spiegato Toni Ibrahim responsabile del centro di Osteoncologia, tumori rari e testa collo dell'Irts - In laboratorio cerchiamo di riprodurre quello che avviene nel cervello carpire uno dei linguaggi che usa questo tumore per espandersi fra le cellule sane, così da bloccarlo. Lo studio in futuro potrebbe anche permettere, una volta identificate le sostanze, di vedere se vi sono segnali d'allarme o di presenza del tumore nel sangue, quindi prevenirlo, di vedere se i pazienti rispondono o meno alle terapie e così evitare terapie inutili e di identificare sostanze che potrebbero essere target di terapie».

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