Mercoledì 22 Novembre 2017 | 19:30

RICHIESTE DI COMUNE E ARCIGAY

Manifesti funebri per l'unione civile:verranno chiesti 100mila euro di danni

Si è aperto ieri il procedimento a carico del responsabile romagnolo di Forza Nuova per il "blitz" notturno messo a segno sotto al loggiato comunale il 25 settembre 2016

Manifesti funebri per l'unione civile:verranno chiesti 100mila euro di danni

CESENA. Centomila euro di risarcimento danni. È quanto chiederanno in aula complessivamente (50 mila euro a testa) l’Arcigay Forlì-Rimini-Cesena ed il Comune di Cesena, quale risarcimento danni morali a carico del responsabile di Forza Nuova in Romagna Mirco Ottaviani.

Ieri mattina nell’aula del giudice Dora Zambelli, si è aperto quello che potrebbe diventare un “processo pilota”, almeno (in caso di condanna finale) nella forma di accuse mosse nei confronti di chi alimenta sentimenti omofobici.

I fatti risalgono al mese di settembre 2016. Il giorno 25 era prevista in Comune a Cesena la prima unione civile: tra Manuel Papi e Marco Trentini.

La notte prima il blitz di Forza Nuova. Che “addobbò” il loggiato comunale con candele da cimitero e manifesti funebri ad osteggiare l’unione che si sarebbe celebrata di li a poche ore.

Il pubblico ministero Filippo Santangelo, una volta circoscritti dli autori del blitz di natura politico-ideologica, ha esercitato d’imperio l’azione penale. Così ieri mattina in Tribunale a Forlì (senza nemmeno bisogno di passare da un’udienza preliminare, come prevede il codice in questi casi) il referente di Forza Nuova era alla sbarra.

Le leggi di cui deve rispondere prendono vita fin da metà anni 70’ quando lo stato italiano ratificò la convenzione internazionale sull'eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale. Atti di discriminazione razziali, etnici o religiosi che nel tempo sono stati nuovamente cristallizzati nella legge n° 205 del giugno 1993 (la legge Mancino) che sanziona e condanna gesti, azioni e slogan legati all'ideologia nazifascista, e aventi per scopo l'incitazione alla violenza e alla discriminazione per motivi razziali, etnici, religiosi o nazionali. Una legge che punisce anche l'utilizzo di simbologie legate a suddetti movimenti politici.

È la prima volta che questo capo d’accusa viene utilizzato per questioni legati alla tutela della “comunità Lgbt”.

Una legge specifica e dettagliata in materia di contrasto dell'omofobia e della transfobia in realtà ancora non c’è. È quanto Lgbt si aspetterebbe dalla “legge Scalfarotto” la quale però, dopo l’ok ricevuto alla Camera dei Deputati, è ferma da ormai quasi 4 anni.

Ieri mattina in aula il processo è stato immediatamente aggiornato alla prossima primavera per un difetto di notifica all’imputato.

Parte lesa (che ancora si deve costituire proceduralmente) è Marco Tonti: presidente dell’Arcigay (difeso dall’avvocato Cristian Guidi) che per primo presentò un esposto su quanto accaduto in piazza del Popolo la notte tra il 24 ed il 25 settembre 2016.

In aula ieri c’era anche Benedetto Ghezzi: legale che tutela il Comune di Cesena. Anche lui si costituirà parte civile. Tutte e due queste parti sono intenzionate a chiedere 50 mila euro di risarcimento danni a Mirco Ottaviani di Forza Nuova (difeso da Mario Giancaspro del foro di Perugia). Con il Comune che ha chiarito come in caso di successo davanti al giudice voglia spendere quei soldi per attività culturali.

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