OMICIDIO DI VIA MILANI

Assassino dietro le sbarre per 30 anni

Risarcimenti a favoredi figli, mamma e sorella

21/10/2016 - 10:34

 Assassino dietro le sbarre per 30 anni

Rachid Rahali

CESENA. E’ stato condannato a 30 anni di carcere, accompagnati da abbondanti “pre-risarcimenti” a vari familiari della vittima, Rachid Rahali. La sera del 25 ottobre 2015 uccise la moglie Nadia Salami all’interno del suo alloggio in via Milani, in pieno centro storico. La sentenza, pronunciata ieri dal giudice Luisa Del Bianco, include la sospensione della potestà genitoriale per l’intera durata della pena.

Sono state anche riconosciute provvisionali molto elevate a favore dei figli dell’assassino: 250 mila euro per ciascuno dei tre, tutti ancora in tenera età e quindi rappresentati dall’avvocato Carlo Piccoli, tramite i servizi sociali. Sono state invece quantificate in 100 mila e in 70 mila euro le provvisionali destinate rispettivamente alla madre e alla sorella di Nadia Salami, entrambe assistite dall’avvocato Alessandro Sintucci.

La parte residua del risarcimento dovrà essere poi definita in sede civile.

La pena decisa ieri è la più severa che si poteva infliggere in un caso come questo, in cui l’imputato, grazie alla scelta di essere processato con rito abbreviato, scongiura il rischio di beccarsi l’ergastolo. Ha inciso il fatto che siano state riconosciute tutte le aggravanti, esclusa quella per futili motivi. Rispetto a queste anche le attenuanti generiche sono risultate subvalenti.

Un insolito contenuto della sentenza di condanna è l’obbligo di pubblicarne l’estratto sulle pagine regionali del quotidiano “La Repubblica”. Un obbligo imposto a Rachid Rahali, a proprie spese.

L’uxoricidio di cui si macchiò fece grande scalpore anche per la ferocia che lo caratterizzò. Nadia Salami fu colpita con otto coltellate, una delle quali sul volto, sotto lo sguardo dei figli. La tragedia si consumò al termine di una giornata che lo stesso imputato aveva definito di “festa in famiglia”. Ma un raptus di gelosia finì per seminare una striscia di sangue all’interno di un appartamento in affitto calmierato nel complesso dell’ex Roverella.

Davanti al giudice e al pm Michela Guidi l’uomo, che ha 36 anni ed è stato difeso dagli avvocati Alessandro Monteleone ed Emanuela Buccheri, ha cercato di giustificarsi gettando fango sulla moglie. Ha raccontato una sua verità sui momenti dell’omicidio, che evidentemente non è stata ritenuta credibile. A suo dire, Nadia Salami, gelosa per il fatto che lui voleva uscire per andare a giocare a calcetto con gli amici, avrebbe impugnato un coltello. A quel punto, avrebbe minacciato di autolesionarsi e da lì sarebbe scaturita una colluttazione, rivelatasi poi fatale. Ma più di un testimone ha ribattuto che era lui ad essere accecato dalla gelosia, ostacolando la moglie quando voleva uscire di casa ed imponendole comunque di indossare il velo.

In attesa della pubblicazione delle motivazioni della sentenza, il dato certo è una condanna molto pesante: i legali dell’uomo avevano lavorato per contenerla attorno ai 16 anni.

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