Martedì 06 Dicembre 2016 | 06:45

BATTAGLIA IN CORSO

Prove di attacco contro il cantiere

Massima allerta per la Trevi e Mosul

Prove di attacco contro il cantiere

CESENA. Massima allerta sul cantiere Trevi che è al lavoro per sistemare la diga di Mosul.

In questi giorni si sta vivendo una fase molto delicata anche per le forze militari italiane impegnate proprio a difesa del cantiere: gli iracheni sono impegnati a lanciare l’attacco per riprendere la città della diga.

Sono dunque in massima allerta tutti gli italiani schierati a difesa della infrastruttura e dei tecnici della ditta cesenate (quattro al momento arrivati direttamente dalla Romagna), impegnati nei delicati lavori di messa in sicurezza della diga che si trova a sessanta chilometri a nord della città.

Già nei giorni scorsi la tensione si era alzata parecchio, per qualche accenno di offensiva lanciato contro il nostro contingente. Una prima salva di razzi era comunque finita ben lontana dalla base italiana il 7 ottobre mentre altri ordigni, secondo fonti locali citate da una agenzia, erano stati lanciati anche sabato, senza fare danni.

Più che di un attacco concreto forse si è trattato di un modo per saggiare le misure di difesa delle forze italiane e ancora di più per ricordare all’unica base occidentale nella zona che lo Stato Islamico è in difficoltà, ma comunque ancora vivo.

Durante gli attacchi, i militari italiani hanno utilizzato i rifugi, lasciando agli uomini della Forza di reazione rapida il compito di portare al riparo il personale impegnato direttamente sulla diga. Il contingente è quasi al completo: a regime, saranno circa 500 i militari impegnati nella difesa della struttura: un po’ di più di quanti erano previsti quasi un anno fa quando dalle telecamere di Porta a Porta il Premier Renzi anticipò l’iniziativa militare a difesa del cantiere cesenate.

Il ruolo del contingente nella battaglia per la riconquista di Mosul sarà marginale, a meno di imprevisti. Al momento appare poco probabile l’ipotesi che i jihadisti, impegnati a resistere alle truppe di Bagdad, possano tentare qualche altro agguato. Ma l’attenzione resta ai massimi livelli, perché la strategia dello stato islamico prevede colpi con effetto “pubblicitario”, anche in termini di efficacia per fare proseliti, e gli analisti considerano che un attentato alla base italiana resti comunque un obiettivo ambito per l’Isis.

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