Giovedì 08 Dicembre 2016 | 01:03

PARROCO A SAN ROMANO E AL BUFALINI

Scritti per chiedere la santità di don Giancarlo

C'è il "via libera" del vescovo nel 5° anniversario della morte

Scritti per chiedere la santità di don Giancarlo

Don Giancarlo

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MERCATO SARACENO. L’atteso “via libera” del Vescovo Douglas Regattieri è arrivato dalla messa delle 11.15 di domenica. La comunità di San Romano ed i suoi fedeli dovranno ancora “lavorarci su”, ma la strada per il processo di beatificazione del don Giancarlo Bertozzi è ormai tracciata.

Ad annunciare il “sì” del vescovo ci ha pensato l’emissario della Curia monsignor Pier Giulio Diaco durante la celebrazione che è stata voluta dalla comunità di San Romano in occasione del quinto anniversario della morte di don Giancarlo Bertozzi.

Il vescovo ha dato il suo placet alla cosiddetta fase diocesana del processo canonico di beatificazione e canonizzazione del parroco defunto. Chiesta dai parrocchiani di San Romano durante l’estate.

Le iniziative volute a ricordo di don Giancarlo sono stati gesti particolarmente significativi dell’affetto che i parrocchiani di San Romano conservano per don Giancarlo, del bene che gli hanno voluto e della testimonianza di fede e dedizione al ministero sacerdotale che egli ha dato negli anni del suo servizio alla parrocchia e all’Ospedale Bufalini di Cesena.

«La risposta del Vescovo alla richiesta fattagli dalla parrocchia di San Romano - dice Monsignor Diaco - mi sembra prenda in seria considerazione la questione ed esprime la necessaria prudenza pastorale». Il vescovo chiede nel dettaglio che vengano raccolte testimonianze scritte su don Giancarlo, la sua vita e il suo ministero sacerdotale in modo da valorizzare e tenere vivo il ricordo senza fare mancare, a coloro che non lo hanno conosciuto, un profilo esatto della sua persona e della testimonianza che ha dato.

Gli scritti entreranno a far parte di un fascicolo che poi sarà quello da sottoporre all’attenzione del Vaticano. Per chiedere di “avere un nuovo santo”.

Sul tema si è espressa ieri anche il sindaco Monica Rossi. «Uomo e sacerdote per tutti. Fuori dal tempo, non ha mai innalzato cattedrali ne ha mai pensato di lasciare segni materiali del suo passaggio. Puro di cuore, non amava apparire. Don Giancarlo è tutto qui: una presenza silenziosa e certa al tuo fianco nei momenti di difficoltà». Con preciso riferimento a quanto ha fatto, per gli ammalati e le persone in difficoltà, all’interno dell’ospedale Bufalini dove era un punto di riferimento per tutti, cattolici e non.

Don Giancarlo è nato il 28 febbraio del 1929 a Montesasso di Mercato Saraceno. Fondamentale per il suo cammino è la famiglia che, molto credente, gli aveva trasmesso una fede ferrea. Ben presto emerge chiara la sua vocazione sacerdotale. Il 9 ottobre 1939 è già in Seminario per frequentare prima le Medie e poi il Ginnasio. E’ ordinato sacerdote dal vescovo Emilio Branchieri a Montesasso il 19 settembre del 1953. Un anno esatto dopo la prima nomina a parroco: a Rullato, dove già si distingue per la totale devozione ai suoi parrocchiani.

Era chiamato ad assistere i malati ancor prima di un qualsiasi medico ed in alcuni casi è stato al capezzale di persone morenti per giorni interi, con l’intento di dar loro conforto. Gli umili ed i sofferenti sono le persone a cui presta più attenzioni. In tanti sono arrivati ad approfittare della sua generosità e buona fede, anche per derubarlo.

Nel 1955 gli è stata affidata la piccola comunità di Careste, vicino a Sarsina. Tra Rullato e Careste la strada non c’è e don Giancarlo si muove a piedi, senza fermarsi mai neppure col fango e la neve. Durante una bufera viene anche colpito da malore. Resterà in vita soltanto perché intravisto nella tormenta e salvato da un parrocchiano.

C’è ancora la data del 19 settembre nella sua vita. Ma siamo nel 1964 quando viene trasferito a San Romano. Nel 1978 riesce a farvi costruire una chiesa nella parte più bassa della frazione, per facilitare la partecipazione alla Messa di tutti. Del 5 luglio 1982 la nomina a Cappellano dell’ospedale Bufalini. Di qui diviene ben presto un’istituzione nel cesenate per le migliaia di ammalati che ha consolato con impressionante disponibilità. Poi presta servizio anche tra Piavola e Civorio. Solo motivi di salute lo fermano nel lasciare il Bufalini (2008) e la “sua” San Romano nel 2010. Morirà al Don Baronio di Cesena il parroco per il quale i mercatesi di San Romano chiedono la santità.

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