Venerdì 09 Dicembre 2016 | 04:47

AGGRESSIONE A SAN MAURO IN VALLE

Coltellata alla gola: pena di 7 anni

Condannato un 34ennema con possibilità di lavorare

Coltellata alla gola: pena di 7 anni

I soccorsi

CESENA. Sette anni e 1 mese di carcere, con obbligo di dimora nella provincia di Forlì-Cesena e divieto di uscire dalle 19 alle 5, con possibilità quindi di recarsi al lavoro. Questa la sentenza pronunciata ieri pomeriggio in tribunale a Forlì dal collegio presieduto da Giovanni Trerè, a latere Floriana Lisena e Nicolò Marcello, a carico di Lanouar Slimane, 34enne di origine tunisina regolarmente residente a Cesena,

Doveva rispondere di tentato omicidio per aver colpito un “rivale” al collo usando un coltello. Era il 20 novembre 2015 e l’episodio cruento avvenne davanti la “Cafè Loco”, che si trova sotto una delle torri di San Mauro in Valle.

L’imputato era accusato di aver ferito un altro cesenate di origini straniere, il 30enne Tabib Walid. L’uomo, a ridosso della chiusura dell’esercizio commerciale ed all’esterno del bar, era stato colpito durante una lite da un fendente, che lo aveva trafitto tra giugulare e carotide. Il ricovero al Bufalini e gli esami dissero che sarebbe guarito in 20 giorni, motivo per il quale la difesa ha cercato di far passare le lesioni gravi e non il tentato omicidio.

L’accusa di tentato omicidio poggiava su quanto messo a disposizione dei giudici da una perizia. Che spiega come, a pochissima distanza dalla ferita, ci siano parti vitali per qualunque essere umano.

Lanuar Slimane, che è difeso dall’avvocato Filippo Raffaelli di Forlì, fin dalla comparsa davanti al gip ha raccontato una versione dell’episodio avvenuto poco prima della mezzanotte nella quale ammette di essere stato presente ad una scazzottata tra più persone. Ma di non aver accoltellato nessuno. Ieri, nell’aula del palazzo di giustizia, il sostituto procuratore Lucia Spirito ha chiesto una condanna di 12 anni e 2 mesi. E’ poi toccato al difensore ricostruire la versione dell’imputato che assiste. Ha sostenuto che sarebbe stato provocato ed aggredito dal ferito.

Un uomo violento, Tabib Walid, già allontanato perché ubriaco e conosciuto come un attaccabrighe. Quella sera scoppiò una rissa che coinvolse una decina persone. A terra rimase proprio il 30enne, ferito al collo.

Nella precedente udienza l’avvocato Alessandro Sintucci, per il ferito, ha rinunciato alla costituzione di parte civile.

Ora è arrivata la sentenza di condanna in primo grado, contro la quale l’avvocato difensore ha già annunciato appello.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Corriere di Romagna

Caratteri rimanenti: 1000