Giovedì 29 Settembre 2016 | 05:18

L'IMPRESA

In Vespa fino a Capo Nord

Viaggio di 8.500 chilometri per un cesenate

In Vespa fino a Capo Nord

Mirco Boschi

CESENA. Ci sono voluti 20 giorni e 16 ore per andare e tornare da Capo Nord in Vespa. Ma alla fine Mirco Boschi ha coronato il suo sogno. Fedele compagna di viaggio una 125 Primavera Ep3.

Quello cominciato il 30 luglio non era il primo viaggio in solitaria, come racconta il tenace cesenate: «Sono stato a Istanbul, ho visitato quasi tutta la parte bassa dell’Europa orientale, sempre in solitaria e sempre con la mia Vespa, ma è la prima volta che faccio un viaggio così lungo».

Quest’ultimo viaggio lo ha visto attraversare 13 Stati per un totale di 8.500 chilometri, a cui se ne aggiungono altri 500 di spostamenti in traghetto.

«All’andata - racconta Boschi - ho fatto Italia, Austria, Germania, Danimarca, Svezia e Norvegia, al ritorno invece ho voluto cambiare percorso e dalla Svezia sono andato in Estonia, poi Lituania, Lettonia, Polonia, Repubblica Ceca, poi di nuovo Austria, quindi il rientro in Italia dal Tarvisio».

L’unica cosa certa era la destinazione. Del resto, ogni tappa Mirco la valutava di giorno in giorno, in base alle condizioni del tempo e alla voglia di viaggiare: «Di solito viaggiavo fino alle 17.30-18, per poi fermarmi e cercare una sistemazione per la notte. Solo in due occasioni mi sono fermato per l’intera giornata: a Capo Nord e a Tallin, città veramente magnifica».

La giornata dell’arrivo a Capo Nord è stata una delle più difficili e al tempo stesso più gratificanti: «Quando sono arrivato guidavo da 18 ore. Per fortuna in quei giorni ero in compagnia di altri due ragazzi italiani che avevo conosciuto un paio di giorni prima, altrimenti mi sarei scoraggiato. Siamo arrivati alle 3.30 di notte. Ma lì era sempre giorno e ne abbiamo approfittato per goderci il momento da soli, senza turisti. Ero gasatissimo per avercela fatta, ma mi ci è voluto un giorno intero per riprendermi! Siamo andati a letto poco dopo e mi sono risvegliato alle 9 del giorno dopo».

«Viaggiare in solitaria è bello ma non è facile - spiega - Capitano i momenti in cui ti chiedi come sarebbe stato avere qualcuno con cui condividere le difficoltà. Io non ce l’avrei fatta senza il sostegno della mia ragazza Paola, che mi ha supportato e sopportato tutto il tempo, della mia famiglia e dei miei amici».

Il rientro a Cesena è stato uno dei momenti più emozionanti: «Quando sono arrivato c’erano una quarantina di amici ad aspettarmi, mi hanno fatto sorpresa. E’ stato davvero una gran bella emozione vederli tutti lì per me».

Viaggiare da soli riserva belle sorprese, soprattutto dal punto di vista degli incontri: «Ho conosciuto persone stupende lungo il percorso: alcune mi hanno offerto benzina quando ero rimasto a secco; altre si sono offerte di ospitarmi la notte; altre ancora mi hanno offerto da mangiare. Arrivato in Svezia, la Vespa ha avuto qualche problema di carburazione, che ho risolto grazie ad un ragazzo fantastico: non solo mi ha trovato i pezzi che mi servivano, ma mi ha anche ospitato per la notte ed offerto cena e colazione».

In contesti del genere l’inglese aiuta, ma non sempre è sufficiente: «Di solito cerco di non fermarmi per la notte nelle grandi città, preferisco i paesini, dove si spende meno e c’è più tranquillità. Ma spesso capita che le persone nelle realtà piccole non conoscano l’inglese e le cose si fanno più difficili».

Le uniche vere difficoltà Mirco le ha incontrate in Polonia: «Non ho un bel ricordo della Polonia, un po’ per le difficoltà comunicative, un po’ perché le strade che ho fatto erano tutte strette e piene di camion. E guidare ore su un mezzo piccolo come la Vespa, continuamente sorpassati, dai camion non è bello».

Il bilancio finale è positivo: «Qualche difficoltà c’è stata, ma posso dirmi davvero soddisfatto. Ho conosciuto persone stupende e una parte di Europa che non avevo mai visto. Torno a casa con la consapevolezza che viaggiare da soli è bello. Ma so che non ce l’avrei fatta senza la mia ragazza, la mia famiglia e i miei amici, compresi i “Piedi a Pipetta”, associazione che ho contribuito a fondare nel 2005. A loro va il mio grazie più grande».

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Corriere di Romagna

Caratteri rimanenti: 1000

Commenti all'articolo