Sabato 10 Dicembre 2016 | 11:45

IL CASO

Autisti Start, la protesta infettiva torna dal giudice

In settanta erano stati scagionati dall'essersi finti malati per "scioperare"

Autisti Start, la protesta infettiva torna dal giudice

CESENA. Malattia di massa per bloccare i trasporti Start. Una protesta molto più efficace di quando si sciopera: momento nel quale l’ente può per legge precettare il numero di lavoratori necessari a garantire gli standard minimi di trasporto. Per pendolari e studenti.

Settanta autisti di Start, tutti residenti tra la zona di Cesena e quella di Forlì, dopo essere stati prosciolti in passato dal giudice Camillo Poillucci (non luogo a procedere), dovranno tornare di nuovo davanti ad un giudice per l’udienza preliminare. Il quale dovrà di nuovo valutare se vadano o meno processati per le accuse che gli sono state mosse.

In 70 erano stati tutti scagionati nel preliminare penale. Ma Start, contro quella decisione, aveva posto ricorso in Cassazione. Le motivazioni di legge addotte dall’ente di trasporto sono state valutate accoglibili dalla Suprema Corte. Che ha rispedito al mittente (l’ufficio dei Gip di Forlì) la patata bollente. L’udienza preliminare dovrà essere rifatta per tutti e 70. Questa volta a valutare sarà chiamato il Gup Monica Galassi.

In tanti ricorderanno l’episodio come quello dei giorni della “protesta infettiva”. Alla vigilia di una giornata di sciopero su Start Romagna, da parte degli autisti arrivarono oltre un’ottantina di certificati medici. In pochi, pochissimi, erano in grado di lavorare. Presupponendo una “malattia strumentale” a dare maggiore forza alle proprie rivendicazioni sindacali, l’ente di trasporto sporse denuncia. Ne è nato il caso di presunte malattie fasulle

Il pm Antonio Vincenzo Bartolozzi ipotizzava che in quei giorni ci fosse stata un’interruzione di pubblico servizio ed un falso ai danni dei medici di base. Insomma: la Procura chiedeva di verificare se vi fossero stati degli autisti che avessero forzosamente simulato una malattia. Non potendo (o volendo) tacciare di falso i medici che avevano stilato i certificati.

Il 2 ottobre del 2012 era prevista la giornata di sciopero che scatenò i pandemonio. Dei 72 per i quali era stato chiesto il rinvio a giudizio, 56 erano difesi comunemente dall’avvocato Raffaele Pacifico . Gli altri autisti erano difesi dagli avvocati Sara Lamio, Nico Bartolucci e Francesca Versari.

Le difese furono allineate e compatte, nel rimarcare come l’ipotesi accusatoria in maniera collettiva non potesse reggere. Ad ogni autista accusato, corrisponde un certificato medico rilasciato da un medico di base o anche dell’Inps che avrebbero così certificato il falso. Difficile sia accaduto. Quanto meno sicuramente molto difficile da dimostrare come si evince già dalle parole dell’avvocato che difende gran parte degli autisti.

«Anche dopo questa decisione della Cassazione non crediamo che ci siano elementi diversi da quelli già correttamente esaminati nella prima udienza preliminare dal Gup. Nel caso il nuovo Gup dovesse disporre il rinvio a giudizio per gli autisti di certo chiameremo a testimonianza anche tutti i medici di base (e gli accertatori dell’Inps che hanno svolto le visite fiscali). A nostro giudizio avevano comunque già correttamente certificato le malattie delle varie persone coinvolte. Sarebbe curioso se dichiarassero che non c’era alcuna malattia: auto accusandosi così di un falso».

Se ne parlerà in aula dal 20 aprile.

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