Lunedì 26 Settembre 2016 | 17:37

IL GIGANTE D'ACQUA

Trevi, contratto firmato per la diga di Mosul

Intervento urgente, durerà 18 mesi: chiesto alla popolazione di allontanarsi

Trevi, contratto firmato per la diga di Mosul

CESENA. Trevi Finanziaria Industriale ieri ha chiuso al +3,82% in Borsa. Poco prima una nota apparsa sul sito del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale informava che era «Appena stato firmato il contratto della Trevi con le autorità irachene per i lavori di consolidamento della diga di Mosul».

La predisposizione e la firma del contratto, di un valore complessivo di 273 milioni di euro, è avvenuta sotto la supervisione del Ministero delle risorse idriche Iracheno. L’aggiudicazione fa seguito a una gara internazionale partita nell’ottobre 2015, che aveva seguito una procedura d’urgenza per via della situazione critica della diga.

A Dicembre il premier Matteo Renzi aveva poi anticipato a “Porta a porta” anche l’invio di truppe italiane a difesa del cantiere dell’azienda cesenate.

«Questo contratto - affermano i vertici di Trevi - conferma l’importante rapporto di stima, che il Gruppo Trevi si è conquistato nel mondo grazie ad una consolidata esperienza in questo tipo di Opere Specializzate e nell’area del Medio Oriente. Nello specifico, per questo importante Progetto è prevista una intensa attività di perforazioni ed iniezioni di miscele cementizie per il consolidamento delle fondazioni della diga, oltre a lavori di riparazione e manutenzione delle gallerie di scarico di fondo della stessa, oggi danneggiate. Con le prime mobilitazioni, inizieranno anche corsi di specializzazione e training di tecnici e personale locale per l’utilizzo di mezzi di perforazione prodotti da SoilMec».

Dopo le ripetute grida d’allarme lanciate sulla diga pericolosa di Mosul in Iraq, il governo di Baghdad ha dunque firmato il contratto con la ditta cesenate cui ha affidato il compito di mettere in sicurezza il gigante che imbriglia l’acqua del fiume Tigri.

Che ci fosse urgenza di procedere è noto. Tre giorni fa l’ambasciata statunitense di Baghdad aveva ancora sottolineato i rischi che corre l’impianto di Mosul il cui collasso, diceva esplicitamente un comunicato, potrebbe essere “grave e senza precedenti”. Sia l’ambasciata statunitense, sia il governo iracheno invitavano, in quella nota, la popolazione delle vicine città di Mosul e di Tikrit a spostarsi di almeno sette chilometri di distanza dalle rive del fiume Tigri.

L’attività di manutenzione della diga è stata sospesa durante il 2014, periodo in cui l’impianto è finito sotto il controllo dell’Isis o Daesh.

La situazione non è cambiata di molto da quando gli islamisti sono stati ricacciati indietro. I lavori della Trevi dovrebbero durare 18 mesi circa con almeno 450 soldati italiani ad accerchiare il cantiere per difenderlo da pericoli che non siano quelli della forza della natura.

La diga è alta 113 metri. Sul fiume Tigri ha formato un bacino artificiale lungo quasi 50 chilometri. Sovrasta la città di Mosul, abitata da circa 700 mila abitanti, divenuta la capitale politica dell’autoproclamato Califfato islamico.

Più lontana, circa 400 chilometri, ma sempre lungo il corso del Tigri, si trova la capitale irachena Baghdad.

Qualche tempo fa le autorità irachene avevano negato l’esistenza di un pericolo imminente di crollo. In tal senso si era espresso direttamente il Ministero delle Risorse Idriche di Baghdad che avrebbe investito circa due miliardi di dollari per i lavori di ristrutturazione e salvaguardia.

Secondo gli esperti americani che hanno invece lanciato l’ultimo grido di allarme, il principale problema della diga sarebbe rappresentato dalla instabilità dei terreni su cui è stata realizzata perché sottoposti ad una continua azione di erosione sin da quando l’impianto venne inaugurato da Saddam Hussein nella metà degli anni ’80, cosa che costringerebbe a continue, gigantesche iniezioni di cemento alla sua base.

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