Giovedì 08 Dicembre 2016 | 15:16

SAVIGNANO SUL RUBICONE

E' morto don Melchiorre, prete energico

In prima linea nella lotta contro la chiusura dell'ospedale. Celebrò le nozze di Don Backy

E' morto don Melchiorre, prete energico

SAVIGNANO. E’ morto don Melchiorre Baroni, che in 65 anni di sacerdozio ha saputo lasciare un segno indelebile sulla comunità savignanese. Aveva 88 anni e sarà ricordato a lungo non solo per la sua opera pastorale rivolta ai fedeli ma anche per l’impegno civile e sociale dimostrato in tante occasioni. A cominciare dal suo schierarsi in una lotta memorabile come quella contro la chiusura dell’ospedale “Santa Colomba”, poi persa.

Don Melchiorre si è sentito male ieri, dopo pranzo, quando stava andando a riposare. E’ stata chiamata l’ambulanza ma quando il medico lo ha visitato, intorno alle 15, ne ha constatato la morte, presumibilmente per infarto.

Il funerale sarà celebrato domani, alle 15.30, nella chiesa Collegiata Santa Lucia, mentre questa sera, alle 20, ci sarà una veglia di preghiera con recita del rosario nella chiesa di San Rocco. Alle esequie seguirà la tumulazione nel cimitero centrale di Savignano.

Don Melchiorre, nato il 17 agosto 1927 a Santarcangelo di Romagna, fu ordinato sacerdote il 29 giugno 1950 e fece le prime esperienze da cappellano della chiesa di Santa Lucia, con don Cesare Mazza. In seguito, ha avuto una vita intensa da parroco, scandita in tre tappe. Dal 1954 al 1966 è stato parroco a Castelvecchio. Dal 1966 al 1973 ha retto la parrocchia di San Martino di Riccione. Dal 1973 è tornato a Savignano, nuovamente a Santa Lucia, dove è diventato parroco nel 1980, succedendo a don Riccardo Cesari: vi è rimasto fino al 2002, quando all’età di 75 anni è stato collocato a riposo.

Riposo, però, per modo di dire. Fino all’ultimo non ha risparmiato energie per celebrare messa ogni volta che serviva e che poteva. Anche quando le forze iniziavano a scemare, tanto è vero che più di una volta ha accusato malori mentre era accanto all’altare.

D’altronde, questo suo spirito molto attivo, che negli ultimi anni si era fatto incline a frequenti momenti di commozione, lo ha sempre caratterizzato. Anche nelle opere pratiche è stato molto fecondo. A Castelvecchio ricordano che fu lui a volere la il campo di tennis e la pista di pattinaggio a rotelle che sono diventati due inossidabili simboli sportivi di quella comunità. Il ruo ruolo si è rivelato decisivo nel completamento de cinema-teatro “Moderno” e nella fondazione e ostruzione del Centro giovani. Tanti lo ricordano nei panni di instancabile «muratore nella casa per i campeggi estivi a Campamoli» (in provincia di Arezzo) e altri intento «cambiare le luci sul cornicione interno di Santa Lucia, legato come in cordata». E, ancora, come dimenticare il suo impegno per la sistemazione della chiesa del Suffragio, da sempre cara ai savignanesi per il culto dei morti, e l’impulso dato alla nascita della banda insieme al maestro Franco Bugli?

Ma il suo gesto più eclatante fu la decisione di suonare le campane a morto quando chiuse l’ospedale “Santa Colomba”: per tenere aperto quel presidio sanitario si era speso a fondo e il fallimento della lotta cdi massa portata avanti per difenderlo non gli è mai andato giù.

Un’ultima curiosità, più “mondana”. Quando resse la parrocchia di San Martino a Riccione, don Melchiorre celebrò le nozze del famoso cantante Don Backy.

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