Lunedì 26 Settembre 2016 | 19:19

A BRUXELLES

Cesenate nel timore degli attentati

"Alla ricerca di una normalità che non c'è più"

Cesenate nel timore degli attentati

Vincenzo Tiani

Bruxelles, Belgio

CESENA. “Diario da Bruxelles Lockdown. Come tornare in una città che da un giorno all’altro ha il coprifuoco e l’esercito nelle strade” è il titolo del post con cui Vincenzo Tiani, cesenate laureato in diritto di internet che da un paio di mesi studia e vive nel capoluogo belga, ha raccontato sul suo blog il rientro nella città in cui spera di continuare a vivere anche dopo il master.

Sabato mentre su Bruxelles piombavano la paura e l’incertezza dello stato d’allerta e dei militari per le strade Vincenzo si trovava a Torino per l’Italian Digital Day. Il proposito è di non far vincere la paura, ma la tentazione di rimandare il rientro è forte: «Anche se sono tranquillo, comprendo che la mia scelta di ritardare la partenza è dovuta a una forma sottile e subdola di paura. Ma non voglio dargliela vinta a quelli là. Perché anche senza fucili, stanno già cambiando le mie abitudini, stanno influenzando le mie scelte e questo non glielo voglio permettere. La guerra al terrorismo parte prima di tutto da qui, dalla guerra alla nostra paura».

È una Bruxelles di un grigio diverso quella che ritrova domenica, anche se meno spettrale di come la raccontano i media. Una cena a casa di amici italiani diventa un diversivo alla paura: «Ceniamo, beviamo del vino e scherziamo sull’apprensione delle mamme napoletane. Poi così, giusto per curiosità, accendiamo il Tg per seguire gli ultimi sviluppi. Ed ecco che si ripiomba nello stato d’allerta, ma quello personale stavolta. È inutile, è troppo presto per fingere che vada tutto bene, posso anche essere tranquillo, ma non posso essere spensierato. Ce ne rendiamo conto e ci salutiamo». Lunedì la metro è ancora chiusa ma la voglia di uscire, di vedere di persona per capire è più forte: «Davanti alla gare central si vedono i primi segnali dello stato d’allerta. Camionetta dell’esercito e microfoni e telecamere dei vari telegiornali. Proseguo verso De Brouckere, al centro di Bruxelles. Sono pochissimi gli esercizi commerciali, negozi o bar, a restare aperti qui in centro. Ora capisco perché i telegiornali parlavano di città deserta. Anche se resta comunque un’esagerazione. Si sta facendo buio e soprattutto sto gelando. Torno verso casa e noto una cosa singolare. Tra i molti negozi chiusi ce ne sono tre aperti. Sono un negozio di dischi, uno di libri usati e uno di “oggettistica”. Forse sono il segnale che non dobbiamo smettere di fare la nostra vita di sempre, che sia ascoltare musica e andare a ballare, leggere, oppure... Divertirci».

Giorgia Canali

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