Lunedì 05 Dicembre 2016 | 01:26

OMICIDIO VENICE BEACH

La municipalità di Los Angeles sotto accusa

Per la morte di Alice Gruppioni

La municipalità di Los Angeles sotto accusa

Venice Beach, California, Stati Uniti

CESENA. Omicidio di Venice Beach. E’ iniziata la causa civile che la famiglia Gruppioni ha intentato contro la municipalità di Los Angeles. L’accusa è quella di non aver difeso da intrusioni una delle passeggiate per turisti più famose d’America.

Rendendosi concausa della morte di Alice Gruppioni, la 32enne in viaggio di nozze, morta tra le braccia del marito cesenate Christian Casadei.

La procedura civile per le richieste danni negli Usa è diversa rispetto all’ordinamento italiano. Nei giorni scorsi è stato assegnato un giudice alla causa. In questa prima fase, che sarà lunga circa 7 mesi, accusa (in questo caso rappresentata prevalentemente dalla famiglia della vittima) e difesa (gli avvocati del “Comune” di Los Angeles) dovranno soprattutto raccogliere testimonianze. Che formeranno un unico grande fascicolo a disposizione del giudice che in seguito dovrà prendere una decisione. Già le prime richieste formulate dalle parti hanno acceso la battaglia legale. Soprattutto su uno di questi testimoni: che l’accusa chiede sia tenuto in massima considerazione mentre la difesa intende estromettere per motivi politici.

Si tratta di Mike Bonin, consigliere comunale di minoranza a Los Angeles. Che nell’imminenza dell’omicidio di Alice Gruppioni segnalò pubblicamente come da tempo le statistiche parlassero di almeno un’auto fuori legge ogni due giorni, in marcia all’interno del lungomare di Venice in zona pedonale. Chiedendo un progetto da 400 mila dollari circa per difendere il lungomare dal pericolo auto.

Per l’accusa dunque una delle prove regina di come protezione a Venice ne servisse, per la difesa del Comune una sorta di attacco politico da non tenere in nessun conto.

Sul fronte penale come siano andate le cose è storia nota.

Nathan Campbell, l’uomo che guidava l’auto nera che ha travolto ed ucciso Alice Gruppioni, mentre in un raptus inseguiva per travolgere un pusher che non gli aveva fornito droga pagata, è stato condannato all’ergastolo con una precisa specifica: prima di 42 anni di cella l’uomo, che quel giorno ferì anche 17 persone, non potrà chiedere alcun tipo di sconti di pena per buona condotta.

Il termine per la presentazione delle prove civili è fissato per la fine di maggio. Quindi si tornerà in aula dove il giudice dovrà decidere se risarcire o meno i famigliari di Alice per la sua violenta scomparsa.

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