Lunedì 26 Settembre 2016 | 03:56

OMICIDIO DI VIA MILANI

Nonna, sorella e cugini per i tre bimbi

«Nadia non voleva suicidarsi e non ha aggredito il marito»

 Nonna, sorella e cugini per i tre bimbi

CESENA. «La conosciamo troppo bene. E’ impossibile che intendesse suicidarsi. Men che meno che abbia aggredito con un coltello un’altra persona». I parenti di Nadia Salami si preparano alla battaglia in aula per difendere in maniera congiunta la vittima dell’omicidio di via Milani.

La madre, arrivata da poco dal Marocco, una sorella che vive a Biella ed altri cugini residenti in Italia, si sono presentati ieri nello studio dell’avvocato Alessandro Sintucci, al quale hanno affidato l’incarico di tutelarli.

Non credono alla versione fornita (e cambiata) dal marito della donna, il 35enne Rachid Rahali, in cella da domenica notte con l’accusa di omicidio. Ha raccontato che la donna intendeva suicidarsi per la loro relazione che stava finendo. Per non vederlo andare via, perché lui aveva deciso di lasciarla. Non credono che dalla lotta per disarmarla sarebbe nato un omicidio involontario, nel quale la 35enne, sotto gli occhi dei suoi figli, di 2, 3 e 4 anni, sarebbe stata colpita da 7 coltellate, di cui una micidiale al volto e tre alla schiena. Non ci credono nemmeno gli amici di Nadia Salami, che sulla porta del civico 35 di via Milani hanno lasciato in queste ore mazzi di fiori e messaggi pieni di dolore. In uno si legge: «Queste rose sono per te, per i tuoi tre figli. Ne rimane una marcia. E si sa per chi è...».

L’idea (che poi è la stessa dei carabinieri e del pm Michela Guidi, che coordina le indagini) è che Rachid Rahali abbia agito con furia perché stava per essere lasciato. Incurante della presenza dei tre bimbi, che hanno assistito alla scena del delitto.

La difesa di futura parte civile attende il responso della perizia fatta fare dall’accusa. Poi deciderà se svolgere ulteriori indagini difensive.

Tra ciò che spinge con determinazione i parenti della vittima dell’omicidio di via Milani, oltre al diritto ad avere giustizia, c’è la volontà di avere in affidamento i bambini. La nonna in particolare (è molto giovane, ha 55 anni) li vorrebbe con sè in Marocco. Ma anche la zia dei bimbi ed i cugini della vittima, che vivono in Italia, non vedono l’ora di abbracciare i bimbi e di avere la possibilità di adottarli o di averli in affido.

Di questi aspetti non semplici (soprattutto in caso di richiesta di affido dal Marocco) si occuperà l’avvocato Fulvio Sintucci fin dalle ore dopo le esequie.

Ai carabinieri è stata depositata la richiesta di ottenere il passaporto di Nadia, utile per farne trasvolare la salma per la sepoltura in Marocco.

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