OMICIDIO DI VIA MILANI

Sette coltellate di cui una le ha trapassato il volto

L'autopsia amplifica l'atrocità del delitto

28/10/2015 - 16:11

Sette coltellate di cui una le ha trapassato il volto

CESENA. Omicidio di via Milani. Col passare delle ore le dimensioni del delitto commesso dal 35enne Rachid Rahali assume toni ancor maggiori di quanto non sia già terrificante di per sé l’aver ammazzato la moglie davanti a 3 figli piccoli.

L’uomo avrebbe infatti colpito a raffica la madre dei suoi figli, Nadia Salami, anche lei 35enne. Centrandola anche al volto in maniera micidiale: un sintomo di rabbia e di odio, solitamente, per chi si occupa di casistiche e criminologia e per chi deve mettere insieme il mosaico dell’accaduto da portare poi a processo.

Sono le prime indiscrezioni che trapelano dall’autopsia sul corpo della vittima, eseguita nel tardo pomeriggio di ieri dall’anatomopatologa Donatella Fedeli, che aveva ricevuto in mattinata ieri l’incarico dell’esame autoptico dal pm Michela Guidi.

Sono servite poco più di due ore e mezza per la specialista di patologia legale per terminare i rilievi sul corpo della donna uccisa. Ciò che nessuno si aspettava, nemmeno gli investigatori dei carabinieri di Cesena che stanno conducendo le indagini per conto della magistratura, è quanto sembra sia apparso ali occhi degli specialisti in obitorio a Cesena, ieri dopo le 17.30: una volta terminati i rilievi fotografici sul cadavere e ripulito lo stesso dal sangue che inevitabilmente aveva ricoperto viso e busto della vittima.

La 35enne ha segni evidenti di almeno 7 fendenti di coltello. Potrebbe aver cercato di difendersi visto che uno dei tagli è collocato sulla mano sinistra. Finora si credeva fosse stata colpita dal marito Rachid Rahali una volta alla spalla destra e tre volte alla schiena. Ma le ferite sono anche a ridosso della parte alta dello sterno e soprattutto al volto. Una pugnalata scagliata di forza che ha passato da parte a parte il viso della vittima, entrando presumibilmente da sotto al collo per finire la sua corsa all’esterno di uno zigomo.

Un quadro che, al momento, lascia ancor più in sospeso “la verità” raccontata (in un paio di versioni differenti) ai carabinieri dopo l’omicidio da Rachid Rahali, e lascia trasparire invece come la donna potrebbe essere stata aggredita prima frontalmente con forza e determinazione, per poi essere “finita” con i colpi alle spalle, quando aveva raggiunto il bagno di casa nel tentativo disperato di sfuggire alla morte.

Una sequenza di coltellate e una rilevanza delle stesse, per la quale servirà tempo in sede ricostruttiva. Almeno 60 giorni saranno necessari infatti prima che la relazione finale sull’accaduto, dal punto di vista delle ferite, possa essere consegnata alla magistratura. Prima di capire se il colpo fatale, sotto gli occhi di bambini di 2, 3 e 4 anni, sia stato inferto alla loro madre al volto oppure alle spalle.

Ieri, a Cesena, sono arrivati intanto alcuni parenti della coppia.

Hanno raccontato come Rachid Rahali fosse rientrato da poche settimane da sei mesi passati in Marocco e di come l’uomo avesse perso il lavoro nell’ultimo periodo.

Delle liti tra lui e la madre dei suoi figli i parenti sapevano, ma anche loro non potevano immaginare un epilogo simile di quella che doveva essere una separazione che ormai però davano tutti per scontata. Adesso i parenti della donna attendono il nullaosta della magistratura per la sepoltura di Nadia Salami. Sepoltura che avverrà in Marocco, dopo un primo rito islamico funebre che verrà celebrato in Italia.

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