Venerdì 30 Settembre 2016 | 06:55

L'ALLARME

Moria di tartarughe

Sono una quarantina quelle trovate nella costa romagnola

 Moria di tartarughe

CESENATICO. Gran numero di tartarughe ritrovate morte lungo le coste emiliano-romagnole e marchigiane. Mai così tante in un solo giorno. Ancora tutte da capire le cause dei decessi. Solo a Cesenatico ieri mattina ne sono state recuperate morte 8, il numero sale a 11 se si considera anche quelle spiaggiate tra l’arenile di Zadina di Cesenatico e Pinarella di Cervia. Un’altra decina di tartarughe marine morte si sono registrata nel riminese; una quarantina in tutto tra Misano e Ravenna. Tra loro ancheGigi, una tartaruga curata dalla Fondazione Cetacea all’Ospedale delle Tartarughe di Riccione lo scorso anno e rilasciata a Cesenatico l’8 agosto 2014.Lo ha testimoniato la targhetta di riconoscimento applicata alla pinna anteriore.

Le carcasse trovate a Cesenatico sono perlopiù di esemplari che avevano raggiunto la fase adulta. Tutte da decifrare le cause della morte, dato che solo una delle undici delle tartarughe della specie Caretta caretta, presentava ferite dipese da una collisione con un’imbarcazione. Le altre non avevano, invece, segni evidenti per i quali si potesse risalire alle cause. E’ stato riscontrato che il decesso di questi esemplari di rettili marini fosse avvenuta qualche tempo fa: da quindici- venti giorni e che, solo la mareggiata di sabato e domenica, peraltro non particolarmente intensa, le abbia fatte affiorare in superficie mentre poi i corpi, ridotti a carcasse, sono approdati sino a riva. Si fa strada l’ipotesi che una delle possibili cause di questa spiccata moria autunnale di tartarughe marine sarebbe da ricercare nel repentino cambiamento di escursione termica dell’acqua. Nel brusco abbassamento cioè di temperatura dell’acqua marina tra l’estate e l’autunno.

Tante le segnalazioni da Villamarina a Zadina giunte ieri alla Guardia costiera, che ha provveduto a recuperare gli animali morti con l’intervento della Fondazione Cetacea di Riccione. All’Istituto zooprofilattico di Forlì sono stati inviati alcuni esemplari per gli esami autoptici. A sentire alcuni ricercatori questa specie di tartaruga, la più comune nei nostri mari, negli ultimi anni in maggior numero popolerebbe l’Adriatico centro settentrionale, anche per la facilità con cui riesce a procurarsi il cibo di cui si nutre: crostacei, molluschi meduse, alghe e spugne. E anche perché d’estate si scalda fino a divenire un mare caldo.

Animali capaci di grandi migrazioni, le tartarughe marine in Adriatico spesso finirebbero per subire oltremodo il brusco abbassamento della temperatura delle acque, oltre che restare intrappolate accidentalmente nelle reti dei pescatori. Alcuni anni fa, gli individui giovani della Caretta caretta, finirono per essere preda di colonie di molluschi che ne ricoprivano quasi per intero il corpo; portandoli lentamente alla morte. Poi questo fenomeno si attenuò fin quasi a sparire.

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