Domenica 25 Settembre 2016 | 12:34

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AL CENTRO SPORTIVO IN VIA CALCINARO

Tre arresti sul campo da calcio

Per una carta d'identità falsa di un giocatore

 Tre arresti sul campo da calcio

CESENA. Doveva essere una combattuta ma divertente partita di calcio a sette e invece si è trasformata in una questione da aule giudiziarie. Con l’arresto di un giocatore e di due dirigenti di una squadra calabrese, impegnata su uno dei campi del centro sportivo “Romagna Martoranello”, in via Calcinaro, nei quarti di finale del campionato nazionale Uisp.

E’ accaduto tutto sabato sera. La sfida era tra Sc Gioia e La Quercia. E la prima squadra, proveniente da Gioia Tauro, cittadina in provincia di Reggio Calabria, ha visto un proprio calciatore e due componenti dello staff finire la serata al Commissariato di polizia, dopo essere stati arrestati. Per quel che riguarda il risvolto sportivo, oltre alla sconfitta a tavolino per 0-4, la Uisp ha disposto l’estromissione della formazione calabrese dal torneo per violazione del basilare principio di lealtà. Ma è una questione secondaria rispetto ai gravi reati contestati ai tre truffatori finiti nella rete: possesso e fabbricazione di documenti identificativi falsi, nonché sostituzione di persona e frode sportiva in concorso.

Tutto è partito dalla segnalazione fatta da un osservatore della Lega Nazionale Uisp. Aveva notato alcune anomalie durante la consegna dei documenti degli atleti che dovevano scendere in campo. Al momento della consegna dei documenti di identità, il direttore sportivo di una delle due squadre aveva consegnato la “distinta gara” con l’elenco dei giocatori, corredata da tutti i documenti d’identità degli stessi. Tra questi c’era una carta d’identità che riportava i dati anagrafici di uno dei calciatori della Sc Gioia che avrebbe dovuto scendere in campo, ma guardandola attentamente è stato notato che probabilmente era contraffatta. L’osservatore nazionale della Uisp ha quindi manifestato le proprie perplessità. Il giocatore sospetto ha invece confermato che le sue generalità erano quelle riportate sul documento falsificato. Ma subito dopo la paura di essere smascherati ha definitivamente tradito la società calcistica di Gioia Tauro. Un dirigente della squadra ha infatti comunicato all’osservatore che il calciatore si era improvvisamente infortunato e quindi non avrebbe potuto prendere parte all’incontro. Anzi, ha aggiunto che aveva necessità di ritirare il proprio documento in quanto sarebbe ripartito. Ma subito è arrivata la replica negativa: si doveva iniziare la partita. Intanto, però, è stato chiesto l’intervento della polizia. Gli agenti, giunti sul posto, hanno verificato che i dubbi dell’osservatore Uisp sull’autenticità della carta d’identità erano fondati e hanno proceduto ad arrestare le tre persone coinvolte nella vicenda.

Il sostituto procuratore presso il Tribunale di Forlì, Filippo Santangelo, tempestivamente informato dell’acceduto, ha convalidato l’arresto, giudicandolo legittimo. Al tempo stesso, ha però disposto l’immediata liberazione degli arrestati, per due ragioni: erano tutti incensurati e e il reato è stato commesso in ambito ludico-sportivo e quindi è stato giudicato non pericoloso per la sicurezza e l’ordine pubblico.

Resta il fatto che ora le tre persone che hanno provato a “giocare sporco” (e mai come in questo caso l’espressione va presa alla lettera) rischiano davvero grosso. Le norme penali in tema di falsificazione di documenti da qualche tempo si sono fatte molto più severe per le necessità della lotta al terrorismo. Tanto che con una modifica introdotta nel Codice di proceduta penale, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale lo scorso aprile, si è previsto che l’obbligatorietà dell’arresto immediato in situazioni come quella in cui si si è trovati al centro sportivo di via Calcinaro (prima invece l’arresto per questo tipo di reato, contemplato nell’art. 497 bis del Codice penale, era facoltativo). Pesanti le pene previste per questa fattispecie, classificata come “possesso e fabbricazione di documenti di identificazione falsi”: chiunque è trovato in possesso di un documento falso valido per l’espatrio è punito con la reclusione da uno a quattro anni. E questa punizione è aumentata da un terzo alla metà per chi fabbrica o comunque forma il documento falso, ovvero lo detiene fuori dei casi di uso personale.

Al di là dei risvolti penali della vicenda, l’episodio accaduto sabato conferma che il deterioramento del calcio dal punto di vista etico sta inquinando anche il settore amatoriale. L’unico conforto è che l’atteggiamento attento e rigoroso mostrato in questa occasione dalla Uisp ha messo all’angolo chi ha tradito quel sano spirito sportivo di cui si sente sempre più il bisogno.

Gian Paolo Castagnoli

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