Giovedì 08 Dicembre 2016 | 15:17

SAVIGNANO, DOPING NELLO SPORT

«Un caso più unico che raro, ma il Giaguaro non molla»

Il pugile Matteo Signani commenta con amarezza la squalifica per un anno

Matteo Signani

Matteo Signani

SAVIGNANO. «Un caso più unico che raro». Matteo Signani, pugile savignanese e attuale detentore del titolo europeo dei pesi medi, commenta così la vicenda giudiziaria che lo vede coinvolto e che ha portato alla sua squalifica dal ring per un anno, fino al 10 dicembre prossimo.

La specificità di questo caso, che spingerà con ogni probabilità gli avvocati del Giaguaro - i riminesi Fiorenzo e Alberto Alessi - a valutare se fare ricorso, sta nel fatto che il pugile è stato assolto da tutte le accuse di doping che gli erano state rivolte per la frequentazione del medico riminese Vittorio Bianchi, coinvolto nell’indagine “Anabolandia”, ma nonostante questo è stato condannato per il possesso di una “ penna”per la somministrazione di medicinali che, stando all’accusa, può servire all’utilizzo di sostanze non ammesse.

«È incredibile - non si dà pace lo stesso Signani - Rientro in quella percentuale bassissima di casi di assoluzione da tutte le accuse nell’ambito del doping e per la semplice presenza di un pezzo di plastica, peraltro mai utilizzato, vengo squalificato per un anno, mentre la richiesta iniziale complessiva era di 2 anni e 10 mesi. Se l’avessi saputo certamente non l’avrei mai tenuto, ma mi sembra davvero un’esagerazione, soprattutto per l’estensione della squalifica, considerato che non c’era traccia di sostanze dopanti».

Se la sanzione dovesse essere confermata, il Giaguaro non potrebbe tornare sul ring prima del 10 dicembre 2015, visto che la squalifica decorre dalla data del deferimento, ovvero l’11 dicembre 2014, e questo metterebbe a serio rischio anche lo stesso titolo europeo conquistato il 9 dicembre a Bellaria contro il francese Rifaie.

«Vorrei chiarire che nonostante la squalifica, il titolo non mi è stato tolto e quindi rimango ancora il campione in carica. Detto questo però, se non potessi tornare sul ring fino a dicembre prossimo non ci sarebbero i tempi tecnici per difendere il titolo, che perciò verrebbe ritenuto vacante. Se anche questo si verificasse però, rimarrei il primo sfidante in graduatoria una volta tornato disponibile e quindi potrei nuovamente lottare per riconquistarlo. Ora aspettiamo i tempi tecnici per avanzare il ricorso in appello, che dovrebbe richiedere una ventina di giorni, poi speriamo bene. Personalmente rimango fiducioso e, al di là di tutto, il Giaguaro non molla».

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