Sabato 10 Dicembre 2016 | 03:58

SOGLIANO

Arsenale da guerra in mezzo al bosco

Un cacciatore ha visto un cilindro sospetto in una zona scoscesa e difficilmente raggiungibile: probabile deposito di un banda che assalta i portavalori

Arsenale da guerra in mezzo al bosco

SOGLIANO. Un vero e proprio arsenale da guerra nascosto in mezzo al bosco. In un tubo metallico piazzato in un buco in un'area poco frequentata. Tre fucili d'assalto, due pistole, centinaia di cartucce, due mine anticarro, una bomba da fucile. Tutte armi non in libero commercio in Italia, automatiche, quindi impossibili da detenere se non modificate in qualche modo.

Sono state ritrovate l'altra mattina dai Carabinieri del Nucleo investigativo provinciale guidati dal tenente colonnello Alessandro Bellia, in una zona scoscesa a Ginestreto di Sogliano. Ad indicare il cilindro sospetto è stato un cacciatore. Pensava di aver ritrovato un residuato bellico. Lo voleva segnalare per la rimozione. Invece era un arsenale, probabilmente il nascondiglio di una banda specializzata negli assalti ai portavalori, vista anche la presenza di fascette spesso utilizzate per legare le persone. Le armi erano in un'area difficilmente raggiungibile, privo di sentieri. Persone che evidentemente comunque conoscono la zona, come raggiungerla, come ritrovare le armi.

Il tubo sporgeva di una ventina di centimetri fuori dalla terra, ma quando lo hanno estratto, i Carabinieri hanno notato che era lungo un altro metro per un diametro di trenta centimetri. All'interno guanti in lattice per non lasciare impronte, tutto l'occorrente per la pulizia delle armi. E un piccolo tesoro in armi: due fucili d'assalto Kalashnikov, un fucile d'assalto G3, una pistola revolver Smith & Wesson, una pistola semiautomatica, 82 cartucce per 7.62, 40 cartucce per 357 Magnum, 150 calibro 9 para, 85 cartucce calibro 22, un tromboncino per prolungamento canna per Kalashnikov, due cinghie per armi lunghe, 55 fascette di plastica, due mine anticarro da lancio, una bomba da fucile.

Tutte armi perfettamente funzionanti ed efficienti, probabilmente arrivate dall'est Europa, si pensa a ex Jugoslavia o Albania. Un valore di qualche migliaia di euro, ma un pericolo ben più inquietante per le forze dell'ordine. Le due mine anticarro sono state fatte brillare, mentre su disposizione del sostituto procuratore Michela Guidi le armi sono state inviate ai Ris per i rilievi del caso. Certo non sono armi del conflitto mondiale, ma bisogna capire se abbiano sparato. L'ipotesi più accreditata è quella di un deposito clandestino di armi di una banda specializzata negli assalti ai furgoni portavalori.

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