Giovedì 29 Settembre 2016 | 18:59

EDITORIA AL BIVIO

Alessandro Rondoni: «Meno giornali vuol dire renderci meno liberi»

Alessandro Rondoni: «Meno giornali vuol dire renderci meno liberi»

FORLI. Alessandro Rondoni, giornalista, candidato NCD-UDC-PPE alla presidenza della Regione l’anno scorso, in questa intervista al Corriere Romagna assume una decisa posizione contro il taglio dei fondi all’editoria e invita i ministri Angelino Alfano e Maurizio Lupi a rivolgere un chiarimento all’interno della compagine governativa guidata da Matteo Renzi.

Cosa rappresenta secondo lei l’editoria cooperativa e non profit?

«E’ un pezzo della mia stessa vita visto che per 20 anni sono stato direttore del settimanale cattolico forlivese “Il Momento” fondato da don Pippo Prati che lo guidò fin dalla sua fondazione nel 1919. “Il Momento” è stato una palestra per centinaia di giovani romagnoli, una parte dei quali, me compreso, hanno intrapreso la strada del pubblicismo ma anche del giornalismo professionistico. Fra l’altro in questo momento coordino la commissione regionale della Comunicazione Sociale nella quale il mondo cattolico rappresentato dal mondo laicale e diocesano affronta i temi dell’informazione. Sono fra l’altro sempre in contatto per comuni responsabilità con l’Ucsi, l’Unione cattolica stampa italiana e la Fisc, la Federazione italiana settimanali cattolici che ha un peso proprio come vittima del taglio dei contributi all’editoria da parte del Fondo guidato dal sottosegretario alla presidenza del consiglio Luca Lotti».

Un taglio devastante per tutta l’editoria spesso considerata minore...

«Minore un tubo. Se si analizza la somma delle tirature di tutte le trenta principali testate cooperative e non profit e se si aggiungono gli altri settanta periodici spesso a sfondo provinciale e diocesano si va ben oltre le 300 mila copie di cittadine e cittadini contattati. L’unico difetto, forse, è che tutto questo mondo che dà un’occupazione a 3mila persone si è sempre mosso senza alzare la voce, senza presentare tutte le buone cose che sono state fatte per esempio per rafforzare i territori locali con notizie e informazioni che altrimenti non avrebbero avuto rilievo. Sono preoccupato perché intere regioni o parti di esse senza giornali locali saranno schiacciati da un ritorno di un centralismo becero e antistorico».

Negli anni scorsi alcune delle testate beneficiarie del fondo hanno commesso gravi illeciti....

«Vero e per fortuna sostanzialmente da tre anni è iniziata una bonifica rigorosa fra chi ha reali diritti e precisi requisiti e i furbi e furboni. Proprio per questo quando ho saputo che per il 2013 è stata fissata una soglia del tutto inferiore a quella ipotizzata nel giugno scorso. Ho capito il dramma di quei presidenti di cooperative e colleghi giornalisti cooperatori che si sono visti tagliare i bilanci... già approvati. Non è serio e sul punto, al di là delle solite emergenze di cassa, mi auguro che anche gli amici Angelino Alfano e Maurizio Lupi riescano ad approfondire le ragioni di questo calo non annunciato».

Cosa si dovrebbe fare a questo punto?

«Premetto che alcuni segnali di apertura sul tema generale della riforma dell’editoria inclusiva anche oltre che della carta stampata, del web, delle radio e delle televisioni va affrontata già nei prossimi mesi... ma non si può arrivare con i moribondi e i morti editorialmente parlando. Secondo me qualcuno non sta facendo bene i conti sulle conseguenze di questa perdita che si genererebbe con la liquidazione di quotidiani storici e locali e la rete di periodici che hanno anche più di un secolo di storia. Spero che prima in Parlamento, subito dopo l’elezione del presidente della Repubblica, si trovi una maggioranza alla Camera capace di emendare nel Milleproroghe questo taglio indiscriminato. In ogni caso io voglio capire cosa vuole fare il Governo sfidando anche il populismo. Troppo facile pensare di tornare a più di 30 anni fa nei regimi di monopolio di pochi giornali e delle ammiraglie televisive nazionali. Non se lo merita questa regione, non lo merita il Paese, ma soprattutto quella concezione di valori di libertà e democrazia che sono compiti dello Stato. Meno giornali vuole dire renderci tutti meno liberi. A Ferrara in un incontro della stampa cattolica io la protesta contro questo taglio retroattivo del Fondo all’editoria la denuncerò chiaro e forte».

 

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