Domenica 02 Ottobre 2016 | 00:17

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IL COMMENTO

Ascoltare i territori, tagliare le indennità

Ci sono situazioni che vengono comprese dai cittadini e non dai gruppi dirigenti di questo paese. Una di queste è l’assurda differenza fra il trattamento economico riservato ai consiglieri regionali e quello riservato ai sindaci (specie quelli dei piccoli comuni). I primi viaggiano attorno agli 8 mila euro il mese, più quello mostrato dall’inchiesta sulle “spese pazze” (ristoranti, hotel, giocattoli sexy...). I secondi, anche se a capo di città capoluogo, prendono meno della metà (qualche centinaio di euro nei comuni piccoli), sono spesso gravati da grosse responsabilità e agiscono oggi nella più grave crisi economica del Dopoguerra. In un contesto di continui tagli dello Stato, rispondono con la loro faccia a ogni piccola decisione politica.

Una delle prime cose che dovrebbero fare i nuovi eletti, presidente e consiglieri, è quella di fermare questo spreco, riducendo questa spesa. Nelle sue dimensioni era odiosa quando le cose andavano bene. Figurarsi oggi con duecentomila disoccupati tra Piacenza e Cattolica. Diamoci un taglio, caro Bonaccini. E’ solo una delle cose da fare ma ha un grande valore.

 

Domenica 2 milioni e 210 mila emiliano-romagnoli hanno deciso di non votare. Sei persone su dieci: un record nazionale. Sono andati ai seggi un milione e 255 mila cittadini e il nuovo governatore è stato eletto con soli 615 mila voti. Ogni decisione presa dal nuovo governatore dovrà vincere una diffidenza forte nei confronti di chi è stato eletto. Quei due milioni e passa di cittadini rimasti lontano dai seggi hanno detto chiaro e tondo che non avevano fiducia in nessuno. C’è poco da esultare sia in chi ha vinto le elezioni (Pd), sia in chi è cresciuto nei consensi (Lega Nord), sia in chi ha aumentato i propri consiglieri (Movimento 5 Stelle).
Ma oltre alle “spese pazze” c'è di più. C’è una Regione che negli ultimi anni si è allontana dai cittadini e dai territori al punto che molti degli assessori uscenti sono sconosciuti alla maggior parte delle persone. C’è una Regione che non può gestire il potere senza ascoltare i territori, a cominciare da argomenti come quello della sanità. C’è una politica che deve tornare a incontrare la gente senza schivare incontri o domande scomodi. Non si può mostrare la faccia solo in campagna elettorale per chiedere il voto o la preferenza.
Ascoltare. Incontrare. Stimolare la partecipazione e le competenze. O si cambia o si muore. Il solco fra istituzioni e cittadini è già troppo grande. E il degrado civile rende più difficile anche l’uscita dalla crisi economica.

 

 

 

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