ROSATELLUM

Il pasticcio dei collegi elettorali

Santarcangelo e Bellaria insieme a Predappio e Castrocaro: la politica che allontana i cittadini

di PIETRO CARICATO

26/11/2017 - 11:47

Il territorio di Forlì sarà diviso fra due collegi

I collegi elettorali uninominali del Rosatellum usciti dal Consiglio dei ministri sbrindellano la Romagna in uno spezzatino ricco di futuri problemi. Le tre province (che esistono ancora) si dovranno confrontare con deputati eletti in collegi che in gran parte non sono omogenei al territorio provinciale. Santarcangelo e Bellaria-Igea Marina sono in provincia di Rimini ma eleggono i deputati con Cesena assieme ad alcuni comuni dell’entroterra forlivese come Preddappio, Castrocaro e Galeata.

D'altra parte la città di Forlì e i comuni forlivesi della zona nord voteranno con Faenza e il suo circondario.

Il progetto di abolizione delle province (già discutibile in partenza perché gran parte d'Italia ha un'identità territoriale basata più sulle province che non sulle regioni) in realtà ha generato un soggetto in crisi vocazionale con meno soldi ma che continua comunque ad avere competenze e dipendenti a libro paga, con un presidente e un consiglio non eletti direttamente dai cittadini come però avveniva prima.

Viabilità, trasporti, lavori pubblici, edilizia scolastica, pari opportunità, istruzione e piano del commercio, pianificazione territoriale e urbanistica, diritto allo studio, turismo, attività produttive: sono alcune delle competenze dell'ente.

La geografia dei collegi elettorali non ne tiene conto. E' successo anche a Rignano, paese d'origine di Matteo Renzi. Pur essendo in provincia di Firenze (addirittura a est) finisce nel collegio di Livorno, che per chi non lo sapesse è una città di mare.

Ecco perciò spuntare nuovi problemi. I partiti e i movimenti organizzati su base provinciale come sceglieranno i candidati? Terranno conto anche delle realtà periferiche? Tra Forlì e Faenza nasceranno dei comitati elettorali temporanei?

Capite bene che tutto ciò facilita le scelte dall'alto e l'imposizione di candidati decisi da tutti tranne che dagli elettori. In molti casi probabilmente si è già deciso. E questo come ulteriore beffa per una legge che già assegna il 61% dei seggi in maniera proporzionale con le liste bloccate. Altro che primarie!

Non solo. Una volta eletti i deputati come si comporteranno con i cittadini delle altre province? Sapranno rappresentarli o esiste il legittimo sospetto che di fronte a una scelta prevarrà la loro appartenenza territoriale al capoluogo dell'altra provincia “sacrificando” gli altri? Parliamo di scuole, di fiere, di smaltimento rifiuti, di organici delle forze dell'ordine, di finanziamenti al turismo dei territori... A Roma si discute di tutto. Come si comporteranno?

Di sicuro alcuni elettori saranno costretti ad avere una visione strabica dei loro rappresentanti. Un cittadino faentino sarà rappresentato da un forlivese alla Camera mentre la sua provincia resterà quella di Ravenna. Un occhio verso Forlì, un altro verso Ravenna, un altro ancora verso Bologna... Alla faccia della semplificazione. Dividi et impera.

Dunque meno rappresentatività, cittadini sempre più lontani dalla politica e una Romagna più debole.

D'altra parte che ci sia qualcosa che non va l'ha capito anche chi ha partorito questa mappa. «Potrebbe essere considerata la possibilità di valutare dei leggeri aggiustamenti», si legge nella relazione che accompagna il decreto, «in modo da far coincidere la determinazione dei nuovi collegi con le realtà amministrative oggi vigenti». In pratica le province di tradizionale appartenenza...

Oh sì, gli aggiustamenti vanno fatti. Ed è bene che i parlamentari (anche quelli romagnoli) si diano da fare. Purché questi “leggeri aggiustamenti” non si limitino a Rignano...

Corriere Romagna (©) - 2018 P.Iva 00357860402
logo w3c