Mercoledì 16 Agosto 2017 | 15:33

Un diario utile alla nostra Romagna

Un diario utile alla nostra Romagna

Il 10 settembre del 1993, quando il Corriere Romagna passò nelle mani dei nostri primi lettori, l’Italia era un Paese spezzato e in crisi di identità. La bufera di Tangentopoli, che aveva scosso anche la Romagna, ancora non era finita. E neppure la sanguinosa stagione delle stragi. Ventiquattro anni dopo non ce la passiamo tanto meglio di allora. Certi malcostumi purtroppo restano. E facciamo i conti con nuove emergenze come il terrorismo che anche su queste pagine abbiamo scoperto così vicino a noi, nelle nostre città, per fortuna (e sforzo di chi indaga ogni giorno) senza esiti drammatici. Ancora non ci siamo scrollati di dosso una crisi economica che ha tolto a molti il cardine della dignità: il lavoro. Tempi difficili purtroppo, che producono disillusione ma anche rabbia. Quella che spinge molti a finire affascinati da chi prospetta soluzioni facili, a volte verosimili. Ma non praticabili. Ed è su questo caos di valori, di obiettivi, di prospettive, che noi possiamo essere sempre più strumento utile. Per aiutare i nostri lettori a capire con chiarezza quel che accade attorno a loro mettendoli in condizioni di costruire la propria autonomia di giudizio. Lo abbiamo fatto in questi anni con curiosità, indipendenza e umiltà e continueremo a farlo sempre. Senza indulgenze o autocompiacimenti. Senza facili sensazionalismi. Mirando al cervello di chi ci sfoglia e non al suo stomaco.

Ci piace pensare di riuscire a regalare ogni giorno alle migliaia di lettori del Corriere Romagna un diario il più possibile esaustivo di una terra meravigliosa come la nostra. Denunciando quello che non va ma descrivendo anche le sue eccellenze. Toccherà una volta ai furbetti del ticket e un’altra ai dipendenti pubblici che marcano il cartellino e vanno a fare la spesa. A loro, come sempre, non faremo sconti. Altre volte racconteremo la parte buona delle nostre province: gli insegnanti che con poche risorse e tanta professionalità educano i nostri figli o gli operai che si trasformano in imprenditori per salvare un’azienda. A loro invece daremo (oltre che spazio) anche il nostro appoggio sapendo che questo è ciò che serve alla Romagna. Abbiamo davanti un compito duro ma affascinante, nel rispetto di alcuni valori che per noi del Corriere Romagna restano fondamentali come la legalità, la libertà, i diritti di ognuno senza distinzione di sesso o razza.
Ma iniziando oggi questa avventura come direttore il mio ringraziamento va a chi mi ha preceduto, Pietro Caricato, un grande collega che ha traghettato il giornale fuori da anni difficili garantendone sempre l’autonomia.

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